sabato 6 settembre 2008

Felice De Martino, uno scrittore, una leggenda




Intervista esclusiva realizzata il 6 Settembre 2008 da Ilaria Solazzo a Felice De Martino per ‘castzine’.


Felice De Martino è nato nel 1949 a Montesano sulla Marcellana in provincia di Salerno.
Basilisco di nascita, indole e “costumi”, formatosi molto a Napoli e un po’ a Roma, vive attualmente a Pontecagnano, (Salerno), con la moglie Lina ed ha una figlia di 26 anni, Silvia psicologa a Roma. Architetto, dirigente pubblico in pensione, già Direttore Generale dell’ERSAC, pubblica la sua opera prima nel 1995: ‘La Repubblica dei gigli bianchi’, editore Tullio Pironti. Ha scritto altri tre romanzi: “Punta Licosa”, anno 2002, editore Guida; “La breve stagione del galantuomo”, anno 2004, Marte Editori; “La buona sorte”, anno 2007, Editore Tullio Pironti. Ha pubblicato inoltre raccolte di scritti, saggi e poesie: “Istante di cielo”, anno 1998, Boccia Editori; “La casa di pietra”, anno 2003, Marte Editori; “Emigrazioni, il progetto Colombo”, anno 1997, Electa Editori Napoli.


D. Il momento determinante nel passaggio da dirigente pubblico a scrittore?
R. Non vi è stato nessun passaggio. Scrivere è stato sempre parte di me.
Dedicavo il tempo libero alla scrittura o la breve vacanza dai problemi del lavoro. Attività parallela, forse il mio rifugiarmi.
D. Quando ha cominciato a scrivere? Cosa l’ha spinto a farlo?
R. Da ragazzo, l’amore innocente, i primi dibattiti dell’animo, si inizia sempre così.
D. Come giudica il suo stile narrativo?
R. Non lo giudico. Aumenterebbe il disinganno.
D. Cosa rappresenta per lei il tempo storico?
R. Il sito della mia memoria. E’ un “andarvi” strano, timoroso.
Legato agli spazi ed ai materiali dell’inconscio che plasmano l’effetto.
Il tutto è condizionato dal fatto di essere anche Architetto.
Spazio-tempo, d’altronde, è il tema di un mio libro di scritti e poesie, edito nel 2003: “La casa di pietra”…una esigenza quasi schizzofrenica di immaginare il passato senza condizionarlo con orizzonti obbligati.
D. Il luogo più strano in cui ha scritto?
R. Ad un semaforo, a Napoli, fermo in macchina. Nessuno protestò o bussò il clacson.
Mi affiancò poi una Panda, la guidatrice mi sorrise. Mi colpì il suo sguardo. Le dedicai una poesia: “Le Aurore di Saturno”. Non l’ho più vista e lei non sa nulla.
Davvero una stupenda aurora, eterea, dissoltasi senza “annunciare” nulla di terreno.
D. Che difficoltà ha incontrato prima di pubblicare i suoi lavori?
R. Molte. Pubblicare però è una questione di risorse e spesso chi è molto bravo a scrivere non le ha.
Gli assessorati alla cultura, nel loro complesso, dovrebbero aiutare gli autori meritevoli, ma sconosciuti.
Di solito si da una mano, anzi due, a quelli già affermati. Si punta sul sicuro ed il circuito è intasato sempre dagli stessi.
Non a caso in Italia il 97% degli scrittori vendono meno di tre copie mentre il restante 3% sono miliardari!
D. C’è un libro da lei ideato a cui è maggiormente legato? Perché?
R. Si: “Istante di cielo”, un libro di poesie, pubblicato nel 1998.
E’ il più sincero. Allora ero ancora terribilmente innamorato della vita, oggi purtroppo le voglio “solo” bene.
D. Che rapporto ha con la critica? E con i suoi fans?
R. I critici comprendono la mia senilità avanzata, cercano di non farmi troppo male.
La verità è che io vivo bene anche senza il loro applauso.
Io non ho fans, ma solo lettori, spesso al loro primo libro.
Qualcuno anni fa mi ‘ringraziò’, dicendo: “Potevo incontrarla prima, avrei letto molto di più”. E’ uno degli episodi accadutomi che ricordo volentieri e che mi inorgoglisce.
D. Da bimbo qual è il primo libro che ha letto?
R. I ragazzi della via Paal.
D. Un classico che ancora non ha letto?
R. Troppi.
D. C’è un libro che porterà sempre con sé?
R. “Chiedi alla polvere” di J. Fante, libro straordinario…prosa secca, incalzante, parole come raffiche di pallottole.
L’autore se non avesse scritto sarebbe sicuramente diventato un killer.
Una rabbia esistenziale incanalata in modo intelligente.
Sono invidioso di Lui per la forza del suo scrivere e la naturalezza del linguaggio…diretto, esplicativo, mai banale.
Una frase di J. Fante vale un libro intero di molti pseudo “scrittori”.
D. Puoi svelarmi il titolo di un romanzo che non leggerà mai?
R. Domanda straordinaria, letteralmente cult, da grande giornalista…che mi ha convinto a concederle questa intervista, altrimenti, debbo confessarle, molto fredda e metallica. La sua domanda mi ha ispirato una trama, una mia prossima trama letteraria. Il titolo che lei mi chiede sarà quello di un romanzo che io scriverò partendo proprio dalla sua domanda.
D. La sua citazione preferita è?
R. Non mi piacciono le citazioni.
D. Cosa la irritava da bambino e cosa la irrita oggi in chi la circonda?
R. Da bambino non essere al centro dell’attenzione. Oggi è il giusto contrario.
D. Ha svolto una serie di attività…la sua biografia informa; ma in quale di queste diverse attività ha percepito maggiore verità?
R. Non certamente da quella di scrittore che di fatto è un rifugio, un antidoto dai veleni della realtà. Un astrarsi che consente fughe dal giornaliero.
Lo scrittore può scegliersi la vita da raccontare, ma non quella da vivere.
D. Essere uno scrittore come lo è lei, svolgendo con serietà e passione le azioni di questa professione, oggi è ancora possibile in una nazione come in Italia? Qual è il rischio che si corre mettendo a nudo i propri pensieri?
R. Oggi in Italia noi “scrittori” abbiamo il dovere civico di raccontare le verità, ancorchè quelle spiacevoli.
Io l’ho fatto con tutti i miei scritti, in particolare con il romanzo, edito nel 2003: “La breve stagione del galantuomo”.
Il libro narra della proditoria uccisione, ai tempi della Repubblica napoletana nel 1799, del primo “Sindaco” democratico del mio paese di nascita.
Lo sventurato, dopo essere stato decapitato, venne mangiato dalla popolazione.
Era un tema difficile, scabroso, mai affrontato nelle parti più inquietanti.
Io ritenni di farlo, attirandomi in un primo momento le ‘critiche’ dei cosiddetti benpensanti, ma poi i lettori mi hanno dato ragione, comprando il libro e aprendo dibattiti per ‘esorcizzare’ l’avvenimento.
Oggi, dopo cinque anni, è un tema di cui si parla liberamente e senza complessi.
Conto di farlo per altri ‘misfatti’. La storia del Sud ne è piena. Circa il rischio, poi, che si correrebbe nel mettere a nudo i propri pensieri sono convinto che il vero rischio è invece quello di non metterli.
La paura di ‘farlo’ avvicina la conformità, determina l’assemblaggio preventivo delle idee e spesso favorisce le dittature.
D.Cosa consiglia agli scrittori esordienti che credono nel loro libro, ma non riescono a trovare un editore che lo pubblichi?
R. Insistere, insistere, insistere e poi oggi si può pubblicare anche in internet...c’è un sito ad hoc.
D. Quando ci si espone, in qualunque campo, si è soggetti a critiche. Uno scrittore che è ancora alle prime pubblicazioni quale atteggiamento, a suo parere, deve assumere per non arrendersi?
R. Deve credere fermamente in quello che ha intenzione di scrivere.
Non deve aver paura di niente, altrimenti è meglio che smetta.
Io ho dovuto in più di un occasione difendermi in tribunale insieme agli editori.
Scrivere è un mestiere spesso difficile, ma lei ne trova uno altrettanto affascinante?
D. Quale caratteristica interiore, profonda, la colpisce nella gente?
R. Troppo vasta e complessa l’umanità per tentare una sintesi.
Direi forse la paura di morire che in molti è superiore alla voglia di vivere.
D. Se potesse scegliere, con quale scrittore del passato le piacerebbe collaborare? Per quale motivo?
R. Come scrittore con Giovanni Verga, per il legame che lo stesso riesce a mantenere con la sua terra, le sue radici. Un grande siciliano, un vero uomo del Sud.
Come poeta con Giacomo Leopardi. Ha rapito la mia adolescenza con la sua siepe che gli preclude parte dell’Infinito. Spazio e tempo sono fusi nella parola.
Poesia universale la sua, una sintesi magica di bellezza cosmica.
Leopardi è forse il migliore tra i migliori.
D. C’è una cosa nella quale crede profondamente? Come mai?
R. Più che credere…spero che questo nostro vivere abbia una ragione.
Accetterei anche una fede a costo di rimangiarmi la mia laicità.
Non vorrei che alla fine “il tutto” fosse stato solo un caso, una eccezione nel caos generale. Vorrei tanto un perché…del quale credere!
D. Il passo di una canzone che risuona spesso nella sua mente è?
R. ‘Alta marea’ di Antonello Venditti. C’è nel testo un rapporto intimo tra amore e natura. Carne ed occhi. Sintesi primordiale, ma anche attualissima.
D. Possiamo contare su un nuovo libro per il 2009?
R. Certamente. Lei verrà alla presentazione? Anzi no, mi farà da relatrice.

mercoledì 27 agosto 2008

Raffaele Caputo, direttore artistico dell'agenzia "XXI SECOLO"




Intervista esclusiva realizzata il 27 Agosto 2008 da Ilaria Solazzo a Raffaele Caputo per ‘castzine’.

Raffaele Caputo è il titolare della ‘XXI SECOLO’ una società cooperativa pugliese crescente, con espansione nazionale.
Sono molteplici i servizi che propone: productions, global services, communications, casting e fashion.
Produzioni televisive, radiofoniche, editoriali e discografiche, realizzazione di riprese video aziendali, servizi fieristici, noleggio simulatori meccanici e strutture pubblicitarie.
E poi services audio/luci, palchi e tensostrutture, servizi di sicurezza e sorveglianza.
Ma non solo, perché in ambito comunicativo offre un ventaglio di soluzioni utili per ogni cliente.
Communications non è altro che ufficio stampa e ricerca sponsor, organizzazione meetings, conventions e road show, progetti per manifestazioni promozionali e pubblicitari.
Tutto questo e molto altro sono le caratteristiche che fanno della ‘XXI SECOLO’ un punto di riferimento unico e prestigioso al sud Italia.


D. Quando hai fondato l’agenzia ‘XXI SECOLO’?
R. L’ho fondata dieci anni fa. La caratteristica della società è quella di unire la filosofia del conoscere a quella del ‘saper fare’.
Sulla base di un’idea guida è nata, in risposta al forte incremento dell’importanza strategica della comunicazione ed alla conseguente necessità di assistenza professionale in questo settore ‘XXI SECOLO’.
Con questa filosofia, in grado di evolversi ed aggiornarsi con i tempi che cambiano, si è continuato ad offrire negli anni tutti gli strumenti culturali ed operativi per affrontare con successo il mondo professionale della comunicazione, del management e dell’entertainment.
D. Perché ‘XXI SECOLO’?
R. Dalla necessità di attuare una politica di brand che ha come obiettivo fondamentale il consolidamento e l’ampliamento del processo di espansione territoriale che ha reso ‘XXI SECOLO’, competente nel mondo della moda e delle arti dello stupire.
Ciò comporta da un lato la riaffermazione di attitudini innate, dall’altro richiede la crescita di sempre nuove acquisizioni tecniche.
La capacità di coniugare internazionalità e culture locali, di creare un laboratorio in cui convergono conoscenze, esperienze, stili e comportamenti, di essere identificato come riferimento per l'ideazione del progetto, divengono i tratti distintivi di un nome.
D. Come si connota oggi ‘XXI SECOLO’ nella nostra nazione?
R. Si connota per l’ampliamento delle aree tematiche, per lo sviluppo dell’organizzazione e per l’espansione continua che l’ha portata ad essere presente sul territorio italiano in maniera globale.
In sintesi, l’importante è essere espressione di un progetto e di una storia.
D. Tra le nuove figure professionali si sente spesso parlare dell’operatore di eventi, puoi spiegare ai lettori di ‘INTERVISTANDO’ chi è costui e che ruolo svolge?
R. Il professionista della progettazione e realizzazione eventi opera in diretta relazione con gli uffici marketing, gli uffici comunicazione-relazioni pubbliche e gli uffici stampa delle aziende.
Conosce il panorama degli eventi d’impresa e possiede la metodologia di lavoro che consente di costruire e gestire ogni evento in funzione degli obiettivi e delle politiche dell’impresa, praticamente ha competenze progettuali e organizzative.
D. Il tuo staff in che direzione mira?
R. Il mio staff effettua un continuo monitoraggio del mercato, progetta nuove idee nell’ambito dell’entertainment, del management, seguendo l’evoluzione dei processi e delle tecnologie, con immediata collocazione in ogni campo d’interesse.
D. Puoi spiegare ai giovanissimi cosa significa progettare un lavoro in contatto con un cliente reale e non tramite web, (internet sembra purtroppo voler dominare ogni settore)?
R. Significa potersi confrontare concretamente con le problematiche della realtà lavorativa.
Se questo avviene poi in un contesto competitivo, la creatività è ancora più stimolata.
Pertanto accumulare un elenco clienti-collaborazioni e partenariati stimola in maniera esponenziale.
D. Il tuo obiettivo nel lavoro qual è?
R. La soddisfazione delle esigenze del cliente.
D. Nel vasto settore conosciuto sotto il nome ‘eventi’ uno spazio di riguardo è riservato alle cerimonie, un ramo complicato e diversificato fatto di regole, formalità e galateo. Il tuo progetto a riguardo qual è?
R. Specializzare delle figure competenti nel settore, che possano essere in grado di progettare ed allestire strutture bellissime, preparandole ad ospitare: congressi, convegni, conferenze, simposi, seminari, workshop, tavole rotonde, convention, incentive, matrimoni e ricorrenze.
D. A tale scopo la tua agenzia cosa è in grado di fare?
R. Il mio team è in grado di rendere un ambiente semplice in un posto incantato, attrezzandolo completamente con: sedie, tavolo conferenza, impianti audio e luci, regia video con produzione e post produzione, pedane e quant’altro), senza limitazione di numero partecipanti.
D. La definizione “cerimoniale” racchiude un insieme di norme scritte o tradizionali che presiedono alla celebrazione di un atto solenne, avente carattere civile o religioso, come possiamo ritenere perciò tale evento?
R. Come un insieme di attività miranti ad accreditare presso una opinione pubblica l’immagine di efficienza di un'istituzione pubblica ai fini ‘promozionali’.
La mia società può curare tutti gli aspetti di questa attività, oppure occuparsi soltanto di offrire un supporto tecnico, purché la funzione di coordinamento sia condotta da un valido maestro di cerimonia.
D. Uno dei settori più delicati e difficili nella complessa arte dell’intrattenere è sicuramente l’animazione. Dedicarsi ai più piccoli richiede sicuramente pazienza, disponibilità e tolleranza, a differenza degli adulti per i quali occorre originalità, insomma qualsiasi età abbia l’interlocutore è difficile intrattenerlo senza farlo annoiare o indispettire, in tali circostanze un’agenzia seria come la tua cosa deve fare?
R. E’ essenziale che l’agenzia si avvalga di animatori capaci di ricreare uno spazio adatto solo per i bambini, dove poter captare la loro attenzione pur rispettando le loro mode e i loro stili.
Ciò premesso la mia struttura realizza e propone formule di animazione a tema per tutti i gusti.
A tal proposito l’equipe di addetti sempre armati di gioia di vivere, simpatia e abbigliati con abiti vivaci, spiritosi ed in armonia sono in grado di riprodurre un magico mondo di giochi, balli e spettacoli differenti per ogni festa, manifestazione o evento.
D. Per evento si intende concerto, sfilata, concorso di bellezza, sagra,folklore, ma per comprendere meglio cosa vuol dire creare un'evento interessando masse o singoli, cosa occorre comprendere?
R. Sarebbe utile far comprendere che tutto ciò vuol dire fare cultura, una parola latina derivata dal verbo “colere” che significa lavorare, dedicarsi ad un’attività.
D. Quindi cosa ci vuoi lasciare intendere?
R. Che in questa parola si può racchiudere tutto l’insieme di promozioni di sviluppo e di crescita umana. E’ intrinseca nella preparazione stessa dell’operatore o dell’interprete di eventi una qualche forma di impegno, di lavoro, di studio, trattandosi di cultura molto complessa.
D. Seguendo questo principio quindi si arriva a creare un evento che sia ludico, sportivo, musicale, artistico, ma pur sempre culturale?
R. Certamente. Bisogna avvertire un certo cambiamento di energia, cercando di renderne consapevoli gli altri…questo è l’estro del creare.
D. Sogno nel cassetto?
R. I sogni rimangono nel cassetto fino ad una certa età, poi un giorno decidi di aprire il cassetto per cercare di acceellerare i tempi, naturalmente facendoti aiutare un pò dal destino.

martedì 5 agosto 2008

Valentina Molfetta, speaker radiofonica di CiccioRiccio


Intervista esclusiva realizzata il 5 Agosto 2008 da Ilaria Solazzo a Valentina Molfetta per ‘castzine’.

Valentina Molfetta nata per caso, ad Ostuni (Br) il 22 Agosto del 1980, a soli 3 anni ha dato il nome all'emittente radiofonica “CiccioRiccio”.
Alla stessa età ha composto i primi jingles radiofonici.
Fin dalla tenera età, Valentina e' stata una bambina molto vivace e predisposta al mondo dello spettacolo.
Le piaceva cantare, ballare e tutto ciò che concerneva il mondo della musica.
Ha vissuto la maggior parte del suo tempo libero negli studi di “CiccioRiccio”…a soli dieci anni era in grado di prendere con disinvoltura le richieste attraverso le linee telefoniche, a sedici anni si dilettava dietro il mixer nella veste di fonico, ( che le è sempre stata un pò stretta ) e finalmente a venti anni, l'1 gennaio del 2000 si è 'impadronita' del microfono e non l'ha più lasciato.
Attualmente speaker radiofonica, conduce i suoi programmi ogni giorno dal lunedì al venerdì dalle 10.30 alle 13.00. Oltre ad essere una speaker radiofonica, Valentina ha conseguito la laurea in pedagogia dell'infanzia, master di alta specializzazione in coordinatore pedagogico per asili nido e servizi per l’infanzia, corso di dizione e corso di recitazione. Ama i bambini, gli animali e la natura.

D. Come hai iniziato? Dove hai mosso i primi passi?
R. Bhe', i primi passi nel senso musicale, probabilmente li ho mossi quando ancora ero nella pancia della mamma, ti sembrerà strano ma è proprio così in quanto a casa si è sempre respirato un clima musicale, a partire dal nonno materno Michele che suona un bel pò di strumenti!
Probabilmente la sua passione è stata trasmessa alla mamma che già dai primi anni ne ha fatto uno stile di vita!
Una volta unitasi con papà, a soli sedici anni ha dato vita sia alla sottoscritta che al progetto che si chiamava e che tutt'ora si chiama “CiccioRiccio”, una splendida realtà che ai loro tempi sembrava solo un gioco!
Comunque all'età di tre anni ho dato il nome all'emittente e tutto è accaduto x caso......anche se ti devo dire la verità, credo che il caso non esista e che se le cose accadono c'è sempre un motivo!
Sempre alla stessa età ho composto i primi jingles radiofonici, poi vivendo all'interno della radio ho iniziato ad avere rapporti con gli ascoltatori attraverso le linee telefoniche, prendendo le richieste e facendo da segretaria! Per me era un gioco da ragazzi in quanto ho sempre posseduto una buona padronanza linguistica!
Intorno ai sedici anni finalmente imparo a stare dietro la consolle come fonico e poi ai venti come speaker.
D. Puoi ritenerti soddisfatta di quanto ottenuto in questi anni, oppure no?
R. Inizialmente, rispondendoti d'impatto ti avrei detto di no, in quanto pretendo sempre molto da me stessa e ritengo che non sia mai abbastanza quello che faccio.
Poi però pensandoci bene ed essendo sincera con me stessa, ti dico di si, (anche se dopo aver letto quello che hai fatto tu in meno anni, mi fai sentire piccola piccola)....e brava l'intervistatrice ;)))
Ho ottenuto molto sia a livello affettivo dai familiari e dai fans e sia a livello culturale e professionale anche se il mio motto è "imparare sempre" di più.
D. Se non avessi lavorato in radio, che professione avresti svolto?
R. Probabilmente qualcosa che ha a che fare con la sfera psicologica ed inconscia della gente, aiutare e supportare il prossimo con il "dono" della parola è una cosa che faccio spesso.
Avendo inoltre frequentato ed essendomi laureata in pedagogia dell'infanzia, mi ha permesso di scoprire delle cose che già conoscevo, ma solo ingenuamente (senza sapere il perché).
Con lo studio e con le teorie si riesce a capire il perché dei diversi comportamenti della gente e quindi la si può aiutare a vivere meglio.
Per me l'obiettivo della radio è proprio questo, aiutare la gente secondo ‘canali nascosti’, li chiamo così perché il tutto non è esplicito…te lo spiego meglio: alla gente non piace l'idea di essere curata o per meglio dire compatita, (si dice così no? correggimi se sbaglio, perché ho poche ore di sonno....hi hi hi), e quindi si usano come strumenti la musica e le parole in diretta, cercando di creare positività e allegria; nel privato, al telefono, aprendo il cuore ed ascoltando ciò che gli ascoltatori hanno da dire ed intervenendo solo nel momento in cui loro stessi sono a richiedertelo,
bisogna essere sempre discreti ed affettuosi al punto giusto, è fondamentale saper modulare il tono della voce e cercare di non sbagliare mai una parola.
Secondo la PNL, (programmazione neuro linguistica), i canali di comunicazione sono fondamentali, affinché si sviluppi un'empatia che dia poi spazio ad un rapporto più profondo con l'altro individuo.
La comunicazione e la comprensione del prossimo sono alla base di tutto.
(Spero di cuore di non essere troppo lunga e logorroica e spero che non ti stia annoiando, ma darmi spazio significa rischiare di stare a sentirmi parlare ore ed ore).
D. Come tutti gli stili musicali, anche la house e in continua evoluzione, l’acid house, il rock e l’electropop anni ’80 sono solo alcune delle tendenze del momento a detta del web.
Quale sarà il futuro dell’house, secondo te? Più melodie calde, o più suoni duri?
R. A proposito di stili musicali potrei rimandarti al sito della mamma, Ninfa, lei essendo una dj ne sa molto di più.
A parte gli scherzi,credo che chi suona la house sceglierà sempre suoni più tosti per poi ritornare
a quelli più dolci, è un ciclo, come quello della moda, si varia per poi ritornare nel passato e riproporre stili già conosciuti magari rielaborati in maniera diversa secondo le nuove tecnologie.
D. Che desiderio hai per il tuo futuro lavorativo?
R. Mah, spero che tutto sia sempre più bello e che la realtà in cui viviamo, ci dia la possibilità di esprimere liberamente la nostra creatività e ci supporti nei vari progetti anche a livello economico.
Parlo anche a nome dei tanti giovani pugliesi che non solo hanno delle splendide idee, ma che sono pronti anche a realizzarle, ma come si sa, senza sovvenzioni risulta tutto più complicato, ma non impossibile.
D. Fra i molti progetti a cui hai lavorato, ce ne uno tra tutti che vuoi descriverci?
R. Sono talmente tanti i progetti a cui ho lavorato che non saprei quale descriverti.
D. Fuori dalla consolle chi è Valentina Molfetta?
R. Una ragazza come tante, molto sensibile e fragile, ma allo stesso tempo unica e speciale come tutte le altre, ognuna a suo modo.
Mi piace leggere, ascoltare la musica, andare al cinema, scrivere, cantare, cucinare, viaggiare e conoscere nuove culture e stili di vita diversi.
D. Chi sono i collaboratori di ‘CiccioRiccio’ con i quali ti diverti di più? Perché?
R. Maximo, il mio collega della mattina, perché con lui c'è un rapporto di amore-odio, in quanto ci pizzichiamo a vicenda anche se nel momento in cui uno dei due ha bisogno ci supportiamo l'uno con l'altro.
Con Marcello Biscosi ci chiamiamo fratelli e quando stiamo insieme rendiamo l'ambiente più allegro ed interessante.
Mi diverto a far spazientire i più pazienti come Oneway e Sebastian, con Oneway c'è un rapporto speciale in quanto con lui feci uno dei primi programmi in voce, il "Valericcio", mentre con Maximilian condivido momenti radiofonici e non.
Sabina, che si occupa dell'inserimento degli spot si prende da parte mia il buono ed il brutto, cioè quando sono di buon umore carezze e massaggi, quando sono nervosa pizzichi e morsi.
Comunque mi diverto un po' con tutti, perché ognuno all'interno della radio, costituisce un tassello speciale e spiritoso, tant'è che c'è un motto che ricorre negli anni ossia “Se non sono particolari, non li vogliamo”, ah ah ah.
D. C’è qualcuno a cui vorresti dire grazie? Per quale motivo?
R. Vorrei dire grazie a mio padre ed a mio zio che mi hanno permesso di coltivare e vivere questo sogno sin dall'infanzia; voglio ringraziare il mio fidanzato, (quasi marito), per la pazienza e la dolcezza con cui mi ha sempre supportato e sopportato sia lavorativamente e sia nel campo affettivo.
E poi vorrei ringraziare tutte le persone ed i familiari che mi hanno dato tanto amore in tutti questi anni, in particolare mia nonna Anna che è sempre stata ed è sempre presente anche attraverso una semplice telefonata; tutte le persone che hanno creduto e credono in me, in particolar modo tutti gli ascoltatori che non si rendono conto di quanto loro siano importanti, credendo noi dei divi.
D. Come sono le giornate non lavorative? Sempre in cerca di public relation o all’insegna dell’assoluto relax?
R. Ci sono dei giorni che passerei in assoluto relax, ma non esistono in quanto lavoro sette giorni su sette, e dei giorni che invece non mi va per niente di stare da sola, in quei giorni, o trovo persone con cui trascorrere delle ore piacevoli o do libero sfogo alla mia creatività scrivendo libri, (non ancora terminati), poesie e canzoni.
D. La tua vacanza ideale è?
R. Non credo ci sia una vacanza ideale, quello che credo è che bisogna viverla intensamente e con una grande dose di positività…per questo ogni vacanza può trasformarsi in una vacanza speciale e quindi ideale.
Basta avere a fianco la persona giusta e nel mio caso si chiama Massimiliano, cioè Maximilian.
D. Come ti immagini tra venti anni?
R. Sicuramente con la stessa testa, forse un po' più paziente e con dei figli…ma chi lo sa?
D. Che rapporto hai con i radio ascoltatori?
R. Con i miei radioascoltatori ho un rapporto stupendo, è come se ci conoscessimo da sempre, mi riesce facile capirli e molti li riconosco anche solo dalla voce.......a volte non è facile starli ad ascoltare, perché ti raccontano tutti i loro problemi e le situazioni spiacevoli della loro vita, ed essendo troppo sensibile, mi faccio prendere dai loro problemi e poi sto male.
Ingenuamente, sentendo sempre la mia "spensieratezza" e la mia allegria per radio, pensano che io sia la persona più felice del mondo, non conoscendo poi, la ragazza, che come tutte le altre ha una vita a se...ma meglio così perché il mio compito è quello di migliorare e rendere le giornate degli ascoltatori più vivaci e meno pesanti...e devo dire che mi riesce bene.
Ecco, se devo dire cosa non conoscono di me, il lato triste, malinconico ed a volte aggressivo...mi reputano una ragazza dolce.
Anche con i fans ho un ottimo rapporto, mi fanno sentire una dea.
D. Consigli e raccomandazioni per chiunque voglia intraprendere la tua stessa strada?
R. Essere sempre se stessi, studiare, migliorarsi ogni giorno, imparando dalle persone che si incontrano e dalle nuove situazioni che si presentano.
D. C’è una persona con cui vorresti collaborare in futuro a livello lavorativo?
R. Si, magari con te.
D. Progetti futuri?
R. Penso alla giornata, e quindi mi riesce difficile pensare ad un futuro più lontano.

lunedì 4 agosto 2008

Francesco Lacorte, orizzonte cinema






Intervista esclusiva realizzata il 4 Agosto 2008 da Ilaria Solazzo a Francesco Lacorte per ‘castzine’.

Francesco Lacorte nasce a Brindisi il 20 Marzo del 1981. Fin da bambino è attratto dal mondo dell´arte.
Nel 2001 acquisisce la maturità artistica indirizzo Grafico Visivo presso il Liceo Artistico di Brindisi ‘E. Simone’. Dopo vari corsi nell'ambito cinematografico ed artistico, dal 2005 partecipa alla realizzazione di cortometraggi e documentari in qualità di aiuto regista e scenografo.
Dal 2006 si occupa della segreteria dell'associazione AIACE Brindisi.
Nel 2007 ha partecipato all'organizzazione della prima edizione del BRIFF- Brindisi International Film Festival.




D. Per cominciare ti propongo di presentarti ai miei lettori.
R. Cara Ilaria, inizio col ringraziarti per questa tua intervista…è una bella occasione che non capita tutti i giorni.
Credimi sono molto emozionato, perché sono un uomo introverso.
Ho 27 anni e cerco in sostanza di concretizzare i miei sogni, il mio mondo attraverso la mia arte.
D. Qual è la tua formazione ?
R. Mi sono diplomato presso il liceo artistico in grafica pubblicitaria, ho frequentato corsi di produzione e realizzazione di documentari e cortometraggi.
Mi sono fatto le ossa sul campo e nell'ambito prettamente artistico.
D. Cosa ti ha spinto verso il lavoro di scenografo ed aiuto-regista, e qual è stato il tuo percorso per arrivarci?
R. Premettendo che lavorare per il cinema è da sempre la mia più grande aspirazione, è nato tutto per caso.
Nel 2005 spinto da un'amica, decisi di partecipare ad un corso del C. T. P. di Brindisi dal titolo “Documentari e cortometraggi”.
Il docente era il regista brindisino Simone Salvemini, il quale a corso finito mi propose di collaborare con lui proprio in qualità di aiuto-regista e come grafico per la sua casa di produzione “La Kinebottega”.
Naturalmente dò il mio contributo anche nell'allestimento delle scenografie e nella realizzazione dei costumi di scena, perché ricreare mondi ed ambienti inesistenti è una cosa che mi intriga tantissimo.
D. Da quanto tempo ti occupi di cinema?
R. Da tre anni, ma scrivo sceneggiature da almeno dieci anni con la complicità di mia sorella Daniela.
Da due anni mi occupo della segreteria dell'associazione AIACE Brindisi, che promuove il cinema e la cultura in città, (organizzazione di eventi e rassegne cinematografiche).
D. Puoi parlarci della tua attività in termini pratici?
R. Come aiuto-regista, mi occupo dell'organizzazione del film, della pianificazione delle riprese e dell'organizzazione del set per conto del regista.
La mia è una figura a metà strada tra la produzione e la creazione artistica…divento un “ombra invisibile” che affianca il regista.
Per alcuni corti e documentari ho anche svolto il ruolo di fonico, gestendo e catturando con l'apposita strumentazione i suoni, i rumori ed i dialoghi dei protagonisti.
D. Cosa conosci ed apprezzi del cinema italiano?
R. Quello che apprezzo anche nelle altre cinematografie internazionali: una buona sceneggiatura, la regia asciutta ed i bravi attori.
Il problema fondamentale del nostro cinema oggi è che ci sono pochi bravi sceneggiatori…
le storie alla fine finiscono sempre col ripetersi.
La trama non dev’essere didascalica, perché io amo essere sorpreso mentre sono seduto in una sala cinematografica.
Ultimamente un bel film italiano visto al cinema è stato ‘Gomorra’, visivamente realistico da sembrare documentaristico.
D. Ti ispiri a qualche arte figurativa?
R. Da piccolo il mio più grande gioco era quello di disegnare personaggi o animali, ritagliarli e giocarci... il contatto con la materia è per me importantissimo.
L'arte in generale, dai primi graffiti nelle caverne alla cultura pop, mi affascina.
Mi piace perdermi nei colori e nelle atmosfere ricreate da Klimt o nei mondi surreali di Dalì o nella dinamicità del ‘Guernica’ di Picasso.
D. Nel campo del cinema ambisci a raggiungere qualcosa in particolare che magari non hai ancora raggiunto?
R. Cerco sempre di crearmi nuovi stimoli e col passare del tempo di accrescere le mie competenze.
L'ambizione è quella di curare un giorno la regia di un film.
La strada è lunga e tortuosa, gli ostacoli non mancheranno, ma ci proverò.
D. Ad una persona che di cinema non ne sa niente , come spiegheresti in cosa consiste dar vita ad un cortometraggio?
R. Dar vita ad un cortometraggio non è così differente dal creare una qualsiasi altra opera.
L'importante è partire da una buona idea, per poi passare alla stesura di una sceneggiatura di ferro con un buon conflitto all'interno della storia.
La difficoltà sta nel dover rientrare nei tempi giusti, (ne troppo corto ne troppo lungo), durata massima 30 minuti, superato tale arco di tempo lo spettatore potrebbe annoiarsi e la storia non reggere.
D. Riesci a vivere del tuo lavoro artistico?
R. Purtroppo ancora no, infatti mi dedico anche ad altre attività.
Come molti ragazzi della mia età, lavoro il fine settimana in un pub e curo la parte amministrativa di una azienda della mia città.
Nella mia zona, come ben sai, il tipo di attività che svolgo è poco apprezzata e riconosciuta, manca ancora il gusto per la cultura…ciò che mi spinge nel non mollare mai è la passione.
D. C'è un documentario preferito tra quelli per i quali ha lavorato che ti è rimasto nel cuore? Perché?
R. “Liturgia della Bancarella” (2005) del regista Simone Salvemini, il primo che ho seguito come aiuto-regista. Ricordo ancora quelle giornate di Giugno, le riprese fatte dalle tre del mattino alle 2 del pomeriggio…Eravamo impegnati a raccontare la vita ed il sacrificio dei commercianti di una piazza.
Un'esperienza indimenticabile.
D. Che cosa consiglieresti a dei giovani che vogliono seguire la stessa strada che hai preso tu?
R. Di avere pazienza e soprattutto di formarsi sul campo, partecipando anche gratuitamente ai set,
osservando le professionalità che lavorano per la realizzazione di un film.
D. L´importanza della location cambia per genere di film o pensi che sia ugualmente importante?
R. Le location per ogni film sono fondamentali, non importa il genere, perché servono a dare maggiore risalto o per enfatizzare gli stati d'animo della storia rappresentata, in altre parole contribuiscono nella caratterizzazione dei personaggi.
D. Secondo te, ha ancora importanza la location, dopo l´avvento delle tecnologie che tramite il computer ricreano praticamente qualsiasi luogo si desideri stando in studio?
R. Si, e col tempo noto che invece di scomparire la figura del location manager acquista maggiore importanza, specialmente, in Puglia, che da un po' di tempo sta vivendo un momento attivo nell’arte cinematografica.
Sempre più registi scelgono la nostra regione per i loro lavori.
Ovviamente sono favorevole all'intervento della computer grafica, ma solo nel genere fantastico, ricreando mondi esistenti solo nelle menti dei loro creatori.
D. Riprendendo la domanda precedente, costa di più trasportare un intera troupe in un luogo reale o ricreare lo stesso luogo in studio con l´aiuto dei computer?
R. Trasportare un'intera troupe è una spesa non indifferente, ma ancora, (per fortuna), necessaria per la realizzazione di un film.
D. A cosa stai lavorando in questo periodo?
R. Abbiamo da poco concluso le riprese del corto “L'intervista” di Simone Salvemini, ora in post-produzione. Un'esperienza entusiasmante che ho curato anche come scenografo e costumista.
La partecipazione a questa fiction mi ha dato la possibilità di conoscere persone straordinarie, che ringrazio per le emozioni che mi hanno trasmesso.
D. Progetti futuri?
R. Tantissimi tra cui la realizzazione del mio primo lavoro come regista.
Mi piacerebbe dar vita ad un corto d'animazione, tratto dalla mia favola “Will”.
Terminare una raccolta di storie illustrate e di fumetti, ideata da me e da altri artisti miei coetanei ora sparsi per l'Italia…etc.
D. Sogno nel cassetto?
R. Lavorare nel cinema, magari ad Hollywood.
Mi piacerebbe essere diretto in un film, lavorando come attore, per poter provare a stare dall'altra parte della telecamera.
Riuscire un giorno a far emozionare gli altri, arrivando al cuore della gente.

lunedì 28 luglio 2008

Silvia Bianculli un'efficiente talent scout







Intervista esclusiva realizzata il 28 Luglio 2008 da Ilaria Solazzo a Silvia Bianculli per ‘castzine’.

Silvia Bianculli bella e dal sorriso smagliante è nata a Napoli il 23 Marzo del 1960.
Vive ad Avellino con Vincenzo il suo attuale compagno e si occupa del reclutamento di volti nuovi per lo spettacolo.
Ha esordito giovanissima come imprenditrice nell’azienda del papà, ottenendo con impegno per moltissimi anni un’ intensa carriera nel settore.
Oggi abile manager ed agente teatrale di Barbara Chiappini, si occupa di produzioni teatrali e di organizzazioni di spettacoli di moda.



D. Lei ha iniziato a lavorare come imprenditrice in giovane età, la sua famiglia l’ha incoraggiata?
Le va di raccontarci la sua storia?
R. In realtà non avevo bisogno di grandi incoraggiamenti, mio padre era un imprenditore ed io sin da piccola incuriosita da quella che era la sua attività lo seguivo in tutte le sue trasferte e rimanevo affascinata dal suo carisma e dalla sua attività conversazionale.
Il concetto della produzione, vedere come una materia prima potesse trasformarsi in qualcosa di bello e utile mi entusiasmava, viaggiare con lui non era per me mai noioso ma sempre fonte di arricchimento e crescita. Diventare imprenditrice è stata una logica conseguenza.
D. Qual è stato il momento determinante nel passaggio da imprenditrice ad agente teatrale?
R. Un incontro, quello con il mio compagno Vincenzo, parlare con lui di tutto ciò che apparteneva al Teatro, dai testi agli autori, dai grandi attori del passato a quelli dei giorni nostri, mi rigenerava, la conversazione spiccava di sapori e colori molto accesi.
Inizialmente confrontandomi con lui mi sono resa conto che molte delle mie competenze professionali trovavano applicazione nell'organizzazione del suo lavoro, per questo motivo con la spontaneità che spesso contraddistingue le scelte della mia vita è avvenuto il passaggio.
D. Visitando il suo sito, si avverte il bisogno di marcare una differenza,quasi con discrezione, tra la sua agenzia e le altre. Si evince un io narrante volutamente in disparte, come mai questa scelta?
R. Sono convinta che la scelta delle risorse umane ed in particolare le competenze distintive occorrenti per il mio lavoro, sono l'aspetto critico più importante e delicato, proprio perché nello spettacolo sono il principale fattore produttivo. Per questo motivo ho voluto che nel sito si evidenziasse come la forza della mia agenzia sta nel lavoro di gruppo e non nella singola persona.
D. Cesare Pavese affermava che ogni artista ha una tematica principale che si esplicita in ogni argomento trattato. Lei a livello consapevole, quale si riconosce?
R. Sicuramente la mia tematica principale è l'ottimismo, la voglia di crederci sempre.
D. Lei ha mai assaporato l’amarezza della solitudine forzata?
R. Forzata mai, anzi devo confessarle che spesso l'ho ricercata, stare da sola con me stessa mi ha aiutato a prendere coscienza di me.
D. Come si svolge generalmente la sua giornata?
R. Difficile da raccontarsi, in questa mia nuova attività non esiste una giornata uguale all'altra, ogni giorno ha un sapore diverso, orari diversi ed incontri altrettanto diversi.
C'è solo una cosa alla quale non posso rinunciare al mio risveglio, scendere le scale della mia casa per raggiungere l'appartamento di mia madre, stringerla a me ed assaporare con un abbraccio il profumo del suo corpo che sa di borotalco e bere il suo caffè che forse proprio perché fatto da lei mi da l'energia giusta per affrontare con solarità una nuova giornata.
D. Quali sono le differenze che riscontra tra la vita da imprenditrice e quella da talent scout?
R. Essere stata un'imprenditrice alla quale non si potesse rimproverare nulla, sul piano professionale e sul piano etico, non è stato facile, visto che l'inosservanza delle regole ha presentato spesso per gli imprenditori più spregiudicati un innegabile, anche se vulnerabile, vantaggio competitivo.
E' a questo punto che ho capito che quel mondo che tanto mi era piaciuto in molti degli anni trascorsi si stava allontanando da quelle che erano le mie ideologie.
Per questo, con uno spirito inguaribilmente ottimista ho abbracciato il lavoro di talen scout che sicuramente sul piano emozionale mi offre molte più soddisfazioni.
D. Tra le attrici contemporanee ce n’è qualcuna che predilige? Perché?
R. Giuliana De Sio, perchè sicuramente oltre ad essere una grande artista è una vera professionista di questo settore e soprattutto perché sul piano umano è quella che mi affascina di più. Il mio sogno
poterla produrre in teatro.
D. Un consiglio ad un aspirante artista?
R. Approcciarsi in questo mondo sin da subito come dei professionisti, studiare coltivando il proprio talento, non illudersi sulla propria fisicità, ma attraverso questa trasmettere emozioni.
D. Se potesse scegliere in quale oggetto si trasformerebbe?
R. In una lampada, pensi che per quasi un decennio ho prodotto apparecchi per l'illuminazione, per me la luce significa risveglio.
D. Qual è la domanda più banale a cui avresti voluto rispondere da sempre e nessuno ti ha mai fatto?
R. Credo che non esistano delle domande in assoluto banali alle quali avrei voluto rispondere.
D. A volte la gente di spettacolo dichiara di voler essere diversa da quella che è.
A lei piacerebbe l’idea di potersi reincarnare in un personaggio della storia? Perché?
R. Non ho mai voluto cambiare il mondo e di conseguenza neanche me, attraverso l'osservazione prima e la comprensione poi, posso affermare con assoluta onestà mentale di non voler essere diversa da quella che sono. Grande ammirazione comunque per i personaggi che hanno fatto la storia.
D. Secondo lei è meglio avere a che fare con una persona cattiva o con una stolta?
R. L'ignoranza è il male del mondo, sicuramente mi confronterei meglio con una persona cattiva che con una stolta.
D. Ha un desiderio mai realizzato promesso a se stessa da bambina?
R. Si, quello di avere una fattoria per poter ospitare quelli che per me sono i veri amici dell'uomo, in modo da poter offrire loro aree dedicate e protette.
D. La verità, a suo parere, va sempre cercata, anche quando è scomoda e dolorosa?
R. Assolutamente si, la menzogna è caritatevole, ma non aiuta a crescere.
D. Come ha vissuto gli anni che lentamente l’hanno condotta a trasformarsi da ragazza a donna?
R. Con grande serenità, devo comunque confessarle che solo la trasformazione fisica ha marcato il cambiamento, l'entusiasmo della ragazza è rimasto inalterato.
D. Oggigiorno cosa ostacola le donne nel riscoprire la propria femminilità?
R. La non consapevolezza di se stesse, la poca serenità nel comprendere che il bello della propria femminilità non è nell'apparire ma nell'essere.
D. Sogno ricorrente?
R. Non ho un sogno ricorrente, ma se potessi sceglierne uno vorrei poter sognare di svegliarmi tutte le mattine sotto un portico di una casa in campagna vedendo albeggiare il sole.
D. Progetti futuri?
R. Una grande "teatrale".
D. Un saluto per gli amici di ‘INTERVISTANDO’.
R. Un convincimento personale tutto si può fare anche con il cuore.