martedì 9 dicembre 2008

Florinda Ciracì speaker di Idea Radio



Intervista esclusiva realizzata il 9 Dicembre 2008 da Ilaria Solazzo a Florinda Ciracì per ‘castzine’.

Florinda Ciracì è nata in Puglia a Latiano, (Brindisi), 31 anni fa. La sua esperienza decennale come speaker radiofonica ha avuto inizio negli studi di Idea Radio. Ha avuto la possibilità di lavorare al fianco di numerosi speaker e di varie altre figure professionali. Conduce da tempo un programma nella fascia pomeridiana a cui non ha ancora dato un nome per mancanza di tempo. E’ disposta ad accettare consigli dai lettori di ‘Intervistando’ che volessero suggerirgliene qualcuno originale.





D. Florinda, ricordi le motivazioni che ti hanno spinto verso la carriera radiofonica e il tuo primo programma?
R. Il mondo della radio e dell'informazione in generale mi ha sempre affascinato. Non c'è stato un motivo in particolare che mi ha spinto a fare radio. Chi ama questo mondo prima o poi ci finisce dentro per una serie di fatalità, come è successo a me. Il mio primo programma lo ricordo ancora. A fare la prima richiesta radiofonica è stato l'ultimo esemplare del tirannosauro rex...ovviamente scherzo, (non c'era bisogno di dirlo..spero). Il mio primo programma era interamente fatto dai radioascoltatori con dediche e richieste che non finivano mai, (per mia fortuna). Tramite telefono e tramite posta, (all'epoca non c'erano ancora sms ed e-mail)…arrivavano davvero tantissime richieste.
D. Rispetto agli esordi, com’è cambiato il tuo modo di fare radio?
R. Non so! Probabilmente dovrebbe dirlo qualcuno che mi segue, (molto coraggiosamente), sin dagli inizi, che mi ascoltava allora e che mi ascolta ancora adesso. Diciamo che dall’epoca ad oggi sono cambiate per me molte cose: ho cominciato che ero una ragazzina ed ora sono una trentenne. Perciò è naturale che questi “passaggi”, questi “cambiamenti” abbiano avuto una ripercussione anche sul lavoro che faccio che è fatto di canzoni, di pensieri, di parole e di idee… Purtroppo, non ho l'abitudine di riascoltarmi, perché non mi piace farlo. Ad ogni modo, spero di essere migliorata almeno un po’.
D. I tuoi brani preferiti quali sono nel 2008?
R. Dipende da quanto spazio posso occupare con questa intervista! Sono davvero tanti ed è difficile scegliere. In questo periodo, ad esempio, mi incuriosisce molto la musica latinoamericana: Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, (molti li ricordalo per il film Buena Vista Social Club), ma anche Chavela Vargas, Cesaria Evora, Dulce Pontes, ecc.
D. Quali sono i pregi ed i difetti di questa tua professione?
R. Un pregio è sicuramente quello che la radio ti porta a conoscere tantissime persone; dal personaggio pubblico che conoscono un po’ tutti alla casalinga che si fa i fatti suoi in casa mentre ascolta la radio e ti chiama perché mandi un brano troppo soft e lei, che sta già sta stirando, giustamente, ha bisogno di ascoltare qualcosa di più movimentato. Difetti ancora non ne ho trovati.
D. Raccontaci la cosa più divertente che ti è successa durante una diretta radiofonica?
R. Proprio divertente non direi. Una volta ero in diretta e sono venuti a trovarmi dei radioascoltatori. Tra una chiacchiera e una richiesta ho dimenticato il microfono aperto. Ricordo anche che fu un'ascoltatrice ad avvisarmi. Che figuraccia!
D. Quando eri piccola cosa sognavi di fare in età adulta?
R. La fotografa. Poi è diventato il mio hobby.
D. Tra i tuoi colleghi chi è colui con il quale ti senti a tuo agio?
R. Che domande! Ma ovviamente con tutti.
D. Quante ore settimanali dedichi ad ‘Idea Radio’?
R. Vuoi sapere da contratto? Dai scherzo! Non so…non le conto mai.
D. Cosa provi quando interagisci telefonicamente con i tuoi radio-ascoltatori?
R. Dipende! Quando mi fanno i complimenti sono felicissima e li amo, altrimenti chiudo al primo insulto. No, dai...è qualcosa di speciale, sopratutto quando chiamano per chiederti un consiglio perché hanno rotto con il proprio ragazzo o ragazza; quando ti sentono amica e ti chiamano per sfogarsi per qualche situazione ingarbugliata che stanno vivendo oppure quando chiamano semplicemente per chiederti l'indirizzo per mandarti un caffè.
D. Il tuo sogno nel cassetto è?
R. Vincere la lotteria e girare il mondo.
D. Progetti futuri?
R. Ci sto pensando...non ho le idee molto chiare! Posso risponderti tra qualche anno?
D. Un consiglio per i giovani che vogliono iniziare a fare radio?
R. Se volete fare radio fatelo per voi pensando agli altri, cioè non pensate di fare radio per mettervi in mostra, ma per riuscire a trasmettere quello che di bello avete nel vostro cuore e nella vostra testa. A volte chi fa radio dimentica proprio la cosa più importante: che dall'altra parte ci sono “persone” che l'ascoltano.
D. Un tuo segno particolare?
R. Bellissima!!! Scherzo!!!! Non ho particolari segni di riconoscimento... fortunatamente. I miei genitori mi hanno messo un microchip in caso mi smarrisco, ma ad occhio nudo non si vede.
D. Un saluto per gli amici di ‘Intervistando’.
R. E' proprio necessario? O mamma! Che richiesta difficile! Puoi farmi la domanda di riserva? Eccolo... ce l'ho! “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Che filosofa che sono!!!
Un bacio a tutti! E ovviamente ascoltate Idea Radio www.idearadionelmondo.it

giovedì 4 dicembre 2008

Pierpaolo De Mejo, un regista eccellente



Intervista esclusiva realizzata il 4 Dicembre 2008 da Ilaria Solazzo a Pierpaolo De Mejo per ‘castzine’.

Pierpaolo De Majo ha studiato regia e sceneggiatura cinematografica all’Università di Roma Tre, dove si è laureato nel 2008 con tesi sul metodo Stanislavskij e sul metodo Alder. Parallelamente agli studi universitari, ha lavorato in teatro come attore.
Ha esordito accanto al padre nel 2002 con il “Macbeth” di W. Shakespeare.
Dal 2005 dirige ed interpreta diversi cortometraggi.
Nel 2007 ha fondato assieme ad altri artisti una compagnia teatrale che porta il nome di sua nonna Alida.
Nel 2008 ha realizzato “Come diventai Alida Valli” un film documentario sull’attrice italiana presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma 2008.




D. Spieghiamo ai lettori di ‘Intervistando’ quando e come è nata in te questa passione per l’arte?
R. La famiglia conta molto nella formazione culturale e nello sviluppo della sensibilità di un individuo e sotto questo punto di vista sono stato molto fortunato. Devo molto a mio padre se nel mio caso, assieme ai cartoni animati ed alle partite di pallone sotto casa, fin da piccolo ero abituato a vedere giornalmente e con entusiasmo i grandi classici del cinema. Da Chaplin e Keaton ai film italiani dei telefoni bianchi, dall’Espressionismo tedesco ed il Neorealismo ai classici hollywoodiani, da Welles e Hitchcock a Kurosawa, Kubrik, fino a Coppola e Scorsese. Tanto, tanto cinema e non ne avevo mai abbastanza. Vedevo sempre qualcosa di misterioso e di magico nei volti degli attori, nei dialoghi, nelle scene. Poi crescendo ho intrapreso la mia strada e dopo il liceo ho studiato Storia del Cinema e Regia cinematografica nella mia città, Roma.
D. Perché hai voluto girare un film su Alida Valli?
R. Per tanti motivi connessi tra loro. Innanzitutto perché, ad un anno dalla scomparsa di mia nonna, ho avuto paura che la sua figura, così riservata e poco appariscente nel corso della sua esistenza, andasse gradualmente sparendo nell’immaginario collettivo. Viviamo ormai in un mondo dove regna la politica del successo facile e fugace. Il messaggio televisivo è chiaro: chiunque può arrivare alla notorietà, non servono capacità intellettive o artistiche, basta sapersi vendere. In questo panorama degradante, è facile che tutto si mischi creando un enorme caos, in cui le persone che hanno avuto o hanno davvero importanza e valore, vengano ignorate, dimenticate in favore di personaggi protagonisti di insulse liti televisive e programmi dai bassi contenuti che non fanno altro che creare falsi miti de anestetizzare il pubblico a casa.
Un altro motivo nasce dal bisogno di raccontare il mio affetto verso una persona così importante nella mia crescita.. Insomma, un viaggio alla riscoperta ed alla scoperta delle mie origini.
D. Essendo figlio d’arte diventare anche tu attore e regista come tuo padre e
come tua nonna ha rappresentato una sfida con te stesso?
R. E’ una sfida tutt’ora. Oggi non so ancora bene cosa voglio dalla vita. Né tantomeno ho avuto conferma assoluta di possedere delle potenzialità valide. Non mi sento ancora pronto per definirmi in un mestiere. Sono molto autocritico e cerco continuamente di mettermi alla prova.
D. Quali privilegi si hanno quando si appartiene ad una famiglia di nomi illustri?
R. In generale, tanti. Lo ha anche detto Alessandro Gassman di recente. Ma nel mio caso specifico i privilegi non sono tanti quanto la gente potrebbe pensare. Mia nonna e mio padre hanno sempre vissuto concentrandosi solo ed esclusivamente al loro difficile mestiere di interpreti, senza pensare ad accaparrarsi “spicchi di terreno”. Inoltre mia nonna si è ritirata dalle scene proprio mentre iniziavo il mio percorso di formazione e mio padre, che ha avuto il suo successo negli anni ’70, non ha mai avuto uno spirito “imprenditoriale” nel campo. Raccomandazioni, se ne avessi, forse non sarei neanche in grado di sfruttarle. Riesco ad appassionarmi alle cose che faccio solo quando sento di meritarle davvero. Ho un nome alle spalle, certo, ma oggi devo contare soprattutto sulla mia forza di volontà. Di difficoltà ne incontro quotidianamente anch’io come tutti. Basti pensare che è più di un anno che stiamo cercando con fatica una sede per conservare l’enorme ed incredibile patrimonio di documenti ereditati da mia nonna. E anche il documentario che ho realizzato è stata una sfida iniziata dal nulla che ho portato avanti solo grazie all’aiuto delle persone che hanno creduto al progetto.
D. Dal punto di vista produttivo, come ti sei organizzato per realizzare il tuo ultimo progetto? Quanto è costato il film? Chi ha scelto troupe e cast ?
R. Abbiamo realizzato il film grazie al contributo dell’IMAIE ed è costato molto poco. Non c’erano grosse spese da affrontare e poi, essendo un’opera molto personale, mi sono rivolto ai miei più cari amici che, da veri artisti quali sono, hanno prontamente contribuito all’opera con bravura e passione. Ognuno ha aggiunto qualcosa di sua competenza senza anteporre questioni economiche. Con Antonio Tarallo ho lavorato alla sceneggiatura, con Armando Valletta (che ha composto anche le bellissime musiche) al montaggio, Chiara Graziano ha fatto l’aiuto regia ed ha curato alcune riprese. Le voci fuori campo sono di Valentina Taddei e Maurizio Pulina, due bravissimi attori, anche loro miei amici di vecchia data. Senza l’aiuto di tutti loro non ce l’avrei mai fatta ed è proprio a loro che va il mio ringraziamento.
D. In che rapporto vedi il tuo film con altri esperimenti del genere prodotti da altri tuoi colleghi?
R. Credo che il mio sia stato un viaggio affrontato in modo molto particolare nel riscoprire una persona cara. Ho unito l’autobiografia di mia nonna (che abbiamo ritrovato in un cassetto), le foto ed i filmini privati assieme ai ricordi di me e mio padre, di Lina Wertmuller, Piero Tosi e Giuseppe Rotunno. Dal punto di vista registico ho usato più cuore che tecnica ma credo che per il progetto, una cosa del genere fosse essenziale.
D. In che modo la tua opera arriverà ad una distribuzione di massa?
R. Stiamo entrando in contatto con alcune realtà distributive ed alcuni Festival esteri ci hanno chiesto la proiezione. Ma è ancora un terreno aperto, cercheremo di dare al film la giusta visibilità.
D. Il tuo rapporto con tua nonna com’era?
R. Bellissimo, come dovrebbe essere di norma per ogni nipote. Era una persona molto umile con cui potevo parlare di tutto. Solo crescendo mi sono reso conto della sua importanza come artista e ho trovato in lei una fonte inesauribile da cui assorbire maggiori conoscenze del campo. Tutto il resto (il mito, il successo, le passerelle) conta poco per me quanto contava poco per lei. Era semplicemente mia nonna, è questo quello che conta. Quando c’è l’affetto di mezzo, ogni altra cosa passa in secondo piano.
D. C’è un’artista del passato che ha influenzato la tua formazione?
R. Più di uno. Fin da piccolo, Charlie Chaplin è un mio idolo (ho visto “il monello” un centinaio di volte non mi stanco mai di rivederlo), così come Buster Keaton. Poi crescendo ne ho trovati altri: Kubrik e Welles su tutti. Per quanto riguarda la recitazione (dirò una banalità!), Marlon Brando. Recitava anche con la schiena e mi sono talmente focalizzato sulle sue interpretazioni che le ho prese in analisi nella mia tesi di laurea. Oggi seguo molto due attori straordinari: Johnny Depp e Benicio Del Toro.
D. Se non si è economicamente forti si può dar vita ad un cortometraggio oppure ad un lungometraggio?
R. Il digitale ha aperto possibilità che qualche anno fa erano impensabili. Oggi un giovane cineasta può realizzare un cortometraggio non senza difficoltà ma con pochi soldi e con dei tempi di realizzazione relativamente ristretti. Per il lungometraggio non mi sento di dire la stessa cosa. Richiede dei tempi di lavorazione e dei costi maggiori e se viene realizzato a costo zero, il rischio è quello di tralasciare il discorso qualitativo. Non è escluso però che una troupe composta da persone in gamba ed una buona idea di base possano dar vita ad un opera lodevole. Il problema fondamentale rimane comunque quello della distribuzione.
D. Cosa suggerisci ai giovani cineasti che hanno voglia di fare un film ma non hanno un produttore che li sostenga?
R. Volere è potere. Ci vuole tanta forza di volontà e convinzione nei progetti che si affrontano. Oggi la realtà cinematografica italiana offre poche possibilità ai filmaker che voglio autoprodurre una propria opera. Bisogna avere molta inventiva e sapersi anche arrangiare (non dimentichiamoci che il Cinema è fatto da artigiani!), però allo stesso tempo non si devono trascurare i dettagli, la storia, i personaggi, la recitazione e tutti quegli elementi che risultano fondamentali per la costruzione di un film. Consiglierei a tutti di iniziare con il cortometraggio e poi fare esperienza sul campo, magari come aiuto regista. Poi, col tempo, conoscere persone valide e fidate con cui collaborare e gettare le basi per la realizzazione dei propri progetti. E poi ci vuole anche tanta fortuna! Ma sono sicuro che se si è bravi e preparati prima o poi l’occasione arriva per tutti.
D. Cosa ti affascina di più della recitazione?
R. E’ un mondo magico. Dare vita a personaggi reali e di fantasia, usare la propria immaginazione, trasmettere emozioni al pubblico, ma soprattutto lavorare su se stessi. E’ qualcosa che non capita in tutti i mestieri. Sono convinto che per recitare serva soprattutto il cuore, la capacità di provare emozioni. Non mi piacciono gli attori che usano solo la tecnica. La tecnica è fondamentale, va affinata, ma è un mezzo al servizio delle proprie emozioni. Mai enfatizzare l’azione sulla scena per cercare di mostrare la propria bravura tecnica e per far colpo sullo spettatore. Cito il grande attore Martin Landau: “Solo l’attore mediocre si sforza di piangere. Il grande attore si sforza per non piangere”.
D. Il filone cinematografico che prediligi è?
R. Non c’è un filone che prediligo in particolare, amo i film che abbiano una storia e dei personaggi interessanti da raccontare. I filoni possono essere bellissimi o pericolosi a seconda delle situazioni. Adoro ad esempio i film gialli, horror e polizieschi del Cinema di genere degli anni ’70 ed ’80, perché hanno dato spazio a grandi autori “artigiani”, solo oggi rivalutati, del nostro Cinema, ma ad esempio interromperei il filone giovanilistico - scolaresco degli ultimi anni: rivela una quasi totale assenza di contenuti e troppa attenzione al botteghino. Non dimentichiamoci che il Cinema è fatto di incassi, ma soprattutto di storie.
D. Hai lavorato da solo alla costruzione del tuo personaggio?
R. Nessun personaggio, sono quello che sono. Timido e riservato. Cerco sempre di affrontare tutto con umiltà.
D. Hai altri progetti in cantiere, ce ne vuoi parlare?
R. Con l’Associazione Alida Valli, di cui sono Presidente, come già detto, stiamo lavorando assieme al Comune di Roma per reperire degli spazi utili alla conservazione del materiale. Poi c’è ancora in ballo il progetto di far uscire la prima biografia ufficiale su mia nonna. Realizzare un film sulla sua vita, magari per la tv, rimane per ora un sogno, ma non è detto che sia irrealizzabile. Per quanto riguarda me singolarmente, in questo momento ho una grande confusione di idee in testa. Sto scrivendo la sceneggiatura di un cortometraggio da realizzare nel 2009 e poi vorrei tornare a lavorare in Teatro con la mia compagnia.
D. Cosa ti aspetti dal futuro?
R. Mi basta poco. Vivere la mia vita serenamente, essere sempre circondato dalle persone a cui voglio bene e affrontare ogni cosa con entusiasmo.
D. Tra 10 anni come ti immagini?
R. E’ una domanda che mi faccio spesso e non mi so dare nessuna risposta. Potrebbe succedere di tutto. Forse è giusto che viva almeno per un pò nel dubbio, nell’attesa. E’ uno degli aspetti di questo mestiere.
D. Da 1 a 10 che voto dai a quest’intervista? Per quale motivo?
R. 10+ perché mi sono divertito molto. Spero di non aver detto troppe stupidaggini.
D. Lascia un tuo originale saluto rivolto ai lettori di ‘Intervistando’.
R. Cari amici di “Intervistando” guardate tanto bel Cinema e andate a teatro. Ci vediamo in sala.

lunedì 24 novembre 2008

Ugo Martino, un pittore di talento



Intervista esclusiva realizzata il 24 Novembre 2008 da Ilaria Solazzo ad Ugo Martino per ‘castzine’.





Ugo Martino è nato a Montesano S.M. (Salerno), artista emergente, si è diplomato presso il liceo artistico di Eboli (Salerno). Ha esposto in molte città italiane, le sue opere si trovano in gallerie d’arte e pinacoteche ed in collezioni pubbliche e private in Italia ed all’estero. E’ presente su riviste, periodici d’arte e antologie. Hanno scritto di lui: Vania Partilora, Gianni Pre, Zambelli, Marchetti, Lombardi, Mazzanti, Becherelli, Pozzolini, Barberi Squarotti, Lagreca, Raggini, Colombo, Puviani, Massarelli ed altri. Mostre realizzate: Montesano 1971 (collettiva)- Teggiano 1973 (collettiva)-Teggiano 1977 (collettiva)- Montesano Scalo 1979 (collettiva)- Montesano 1984 (collettiva)- Montesano 1985 (collettiva)- Ischia Porto 1985 (collettiva)- Empoli 1989 (collettiva)- Ferrara 1990 (collettiva)- Cesena 1990 (personale) Empoli 1990 (personale)- Sant’Arsenio 1990 (collettiva)- Sala Consilina Festa dell’Unità 1990 (collettiva)- Expo Arte Verona 1991 (collettiva)- Empoli 1992 (personale)- Sala Consilina 1993 (collettiva)- Prima Fiera Città Vallo (collettiva)- Montelupo Fiorentino 1993 (collettiva)- Firenze 1996 (personale)- Certosa di Padula 1997 (collettiva)- Certosa di Padula 1998 (collettiva)- Stoccarda(germania) 2001 (personale).

D. Come ha scoperto la sua vocazione di pittore?
R. Non credo di avere avuto un illuminazione improvvisa, sono pittore, perché esiste il colore e la sua scala cromatica, la sua gradazione di toni e le relative contrapposizioni contrastanti. Le opinioni, le sensazioni, le intensità di pensieri, gli stati d’animo che ci pervengono da un impercettibile e invisibile filo guida, si possono rendere tangibili con l’immenso cromatismo del colore. Con esso ci si libera da ogni preconcetto e credenza filosofica, ci si libera da qualsiasi formalismo in cui l’uomo si è inconsapevolmente imbrigliato.
D. Quando ha iniziato a disegnare?
R. Sfogliando i libri alle scuole elementari di via Borgo; disegnavo le immagini che più destavano in me curiosità e interesse, mi veniva spontaneo, mi piaceva. Ricordo di aver disegnato la copertina del libro Cuore di De Amicis , era l’immagine di un ragazzo appollaiato su un albero: “La piccola vedetta lombarda”.
D. Quali studi sono stati più incisivi e formativi per la sua produzione?
R. Per quanto riguarda lo studio della figura umana, le leggi della proporzione e la prospettiva, senz’altro sono state fondamentali, le ore trascorse ai cavalletti del Liceo Artistico.
D. Esiste nella sua pittura un filo conduttore, un denominatore comune, che è la figura umana come simbolo esistenziale e sociale. La Sua ricerca
all'interno della "dimensione uomo" è conclusa oppure ancora ci sono aspetti che non ha rappresentato o dubbi che non ha risolto?
R. E' la condizione dell’uomo ed il suo universo esistenziale il fulcro principale intorno al quale si muove la mia arte. Perché è l’uomo con la propria teoria filosofica che gestisce il suo spazio. La mia ricerca è inconclusa per le infinite cose che si potrebbero dire e fare e che ci sfuggono a causa del trascorrere del tempo.
D. Quale punto di vista adotta per rappresentare la realtà che la circonda?
R Il soggetto e l’oggetto è sempre l’uomo.
D. Cos'è, secondo lei, l'originalità?
R. L’originalità è mantenersi il più possibile fuori dagli schemi
precostituiti, dalle direzioni imposte dai programmi e dalle mode.
D. Si può parlare di originalità anche nel panorama artistico odierno oppure a suo avviso la pittura, al pari di altre forme espressive, è fatta di variazioni su un tema?
R. Certamente si può essere originali, pur guardando e pensando altri
artisti, anzi bisogna essere a conoscenza di ciò che altri hanno proposto e
propongono, ma è estremamente importante mantenersi in un proprio schema, nella
direzione che si vuole seguire.
D. Come rappresenterebbe l'Italia di oggi in un suo quadro? Perché?
R. Non riesco a immaginare un opera che possa rappresentare l’Italia.
D. I valori estetici di un'opera possono essere condizionati dalle proprie ragioni culturali?
R. Senza dubbio è influente il luogo in cui si vive e si fa arte.
Essere artisti dove vivo io, piccolo paese del Sud, lontano dalle grandi città, dove
maggiormente si possono avere riscontri, scambio di opinioni e idee, non è
semplice, a volte si ha un forte senso di vuoto di isolazionismo, ci si sente
invasi da quel male ansioso che è l’attesa.
Attesa di un sogno, di uno spazio illuminante che possa farti sentire portatore del tuo messaggio. Spesso si è presi da un profondo solipsismo, non si può pretendere nulla se si hanno nella mente e negli occhi artisti come Klee, De Kooning, Rosenquist, Basquiat. Ma forse deve andare così, in fondo sono felice della magica condizione che si è creata fra me ed il colore, fra i miei occhi e il supporto destinato all’opera.
In ultima analisi, voglio dire che i piccoli uomini sono da sempre costretti a
vivere sotto l’incessante pressione esercitata dai forti e questa situazione
dai tempi delle piramidi, ancora non è variata.
D. Si sente vicino a qualche particolare corrente artistica o a qualche grande nome del passato?
R. Amo quasi tutte le forme di arte, mi sento vicino a molti artisti.
D. Che consigli darebbe ad un giovane pittore di talento che sta muovendo i primi passi nel mondo dell'arte?
R. L’artista deve essere un ricercatore prima di se stesso e poi dell’essenza della vita, donarsi, quindi, con la propria opera e renderla visibile a favore dell’universo.
D. Sogno nel cassetto?
R. Organizzare una mostra antologica, di tutte le mie opere, di tutti i miei
disegni, schizzi, scritti, massime e pensieri.
D. Progetti futuri?
R. E’ in fase preparatoria una mia monografia artistica.
Volendo potete visitare il mio blog http://wwwmartartpittura.blogspot.com

sabato 22 novembre 2008

Elena Cannella, una fotomodella bella e simpatica



Intervista esclusiva realizzata il 22 Novembre 2008 da Ilaria Solazzo ad Elena Cannella per ‘castzine’.




Elena Cannella è nata a Moncalieri l’8 Settembre del 1985.
Abita a Torino con sua madre, suo fratello Daniele di 13 anni ed il micione di nome Lancillotto, che lei definisce il suo grande amore.
E’ una ragazza semplice e solare e con molti sogni nel cassetto da realizzare.
Lavora in aeroporto a Caselle-Torino al duty free, perché è una professione che le piace in quanto le permette di conoscere e vedere tante persone diverse ogni giorno.
La sua attività di fotomodella è nata per caso in una discoteca di Lignano Sabbia d'Oro; un fotografo la notò e le propose di far parte della sua agenzia di Milano, da quel momento ha avuto inizio il suo sogno.



Ciao Elena e benvenuta su `Intervistando´. Spero che quest´intervista ti faccia piacere.
D. Raccontaci il tuo incontro con quest'intraprendente‘talent scout’.
R. Praticamente il fotografo si avvicinò proponendoci di fare delle foto per la sua agenzia di Milano. Io e la mia amica che sembravamo le veline di ‘Striscia la notizia’ essendo una bionda e l’altra mora, accettammo.
Durante il mio primo book ero poco convinta di poter realizzare qualcosa di vero, perché pensi sempre che sia solo pubblicità per l'agenzia, ma non è stato così.
Sono stata contattata da organizzatori di eventi come Miss Italia nel 2005, Miss Gran Prix nel 2004, (concorso che mi ha permesso di ottenere la fascia di Miss Sorriso). Sono stata una delle concorrenti durante la finale di Miss Stella d'Europa a Pompei, ho partecipato a Miss Pittarello 2005, etc.
La concorrenza è sempre agguerrita, ma io penso che la mia professionalità e la mia serietà a lungo andare produrranno i loro effetti.
D. Da quanto tempo ti occupi di moda?
R. Dal 2004 . Fu un’esperienza elettrizzante il mio primo shooting fotografico.
Non sono altissima e quindi le sfilate sono un pò fuori dalla mia portata , ma qualcosa in ambito locale l’ho fatto per Cinzia Rocca e per vari negozi della mia città. Mi piace lavorare per gli atelier o gli showroom…lo trovo fantastico.
Amo vestirmi in maniera semplice e pratica, ma adoro anche gli abiti particolari e vaporosi,(da sera, da cerimonia, da sposa), e i decolté.
D. Qual è la più grande soddisfazione artistica avuta fino ad ora?
R. Ho partecipato a molte trasmissioni su Rai e Mediaset , ma quella che dove mi sono divertita maggiormente è stata “Ciao Darwin” con Paolo Bonolis.
D. C’è qualche episodio legato ai programmi TV che ricordi con affetto? Perché?
R. Si, il reality ‘A spasso con mamma’ prodotto dalla Triangle production di Silvio Testi per la Rai.
La puntata alla quale presi parte fu girata a Venezia e sarebbe dovuta andare in onda durante la ‘Domenica in’ di Mara Venier, purtroppo però per motivi vari tra la Triangle di Roma e Raiuno non è mai stata trasmessa.
Venezia, la bellissima location scelta dal regista mi entusiasmò tantissimo.
Non dimenticherò mai le attenzioni e la simpatia di tutto lo staff della Triangle.
Girai con la mia mamma, persona speciale, che mi appoggia e mi aiuta nella scelta delle varie proposte, è una bravissima manager.
Indossare gli abiti ottocenteschi del teatro “La Fenice” per il carnevale di Venezia fu strepitoso. Quelle sensazioni uniche le porterò sempre nel mio cuore. Mi sono appassionata al mondo della moda e dello spettacolo, settore per il quale sto lavorando alacremente quotidianamente, in quanto mi piacerebbe condurre una trasmissione oppure fare la valletta in TV.
D. Ti piacerebbe lavorare come modella professionista oppure vorresti occuparti d´altro?
R. Mi piacerebbe tantissimo fare la fotomodella pubblicitaria per qualche grande griffe o per i marchi importanti nazionali...sarebbe eccitante. Spero di poter realizzare questo mio sogno con qualche fotografo noto che sappia valorizzare bene la mia immagini, perchè ho sempre sostenuto che sono i bravi fotografi a fare di te una top model e purtroppo non ce ne sono molti che amano il loro lavoro, ma se ciò non dovesse diventare realtà mi accontenterei di lavorare dietro le quinte in TV.
D. Hai qualche rimpianto o ritieni di aver colto tutte le migliori occasioni che ti si sono presentate?
R. Rimpianti direi di no, anche perché come ho detto io e mia madre valutiamo sempre le proposte che ci arrivano dal mio sito, per cui ho sempre scelto le cose che mi si addicevano,senza compromessi e fino ad oggi si sono rivelate scelte giuste, anche se non è facile muoversi in questo settore con la concorrenza che aspetta pronta un tuo passo falso e che è disposta a molti compromessi pur di portati via il posto.
Io ho sempre fatto scelte semplici, ma soddisfacenti, che spero mi porteranno a piccoli passi verso la meta. Mi auguro di arrivare comunque al successo a testa alta.
Se qualcuno avrà voglia di investire su di me, so di poter dare parecchio al settore, in serietà e professionalità.
D. Hai sperimentato qualche altro campo artistico? Quale?
R. Ho fatto parecchie comparsate in tv, fiction e trasmissioni Rai e Mediaset…e non solo, ho fatto anche le selezioni per il Grande Fratello 8. Mi sono cimentata su diverse tipologie per sperimentare le mie capacità e la mia natura artistica.
Penso che bisogna cimentarsi in molti settori, anche se, ovviamente, la fotomodella e la pubblicità rimangono il primo amore. Presentare “Zelig” con Bisio sarebbe mitico.
D. Cosa pensi di internet come mezzo per proporti e per trovare lavoro in questo settore?
R. E’utile per farsi conoscere dagli addetti ai lavori. Da quando ho realizzato il mio sito www.lelena.it i contatti si sono moltiplicati. I concorsi on-line, (nonostante la concorrenza spesso sleale), sono una gran bella vetrina.
Certo non è tutto, perchè ti devi muovere parecchio per casting, contattare in prima persona i vari fotografi e le case di produzione per mandare materiale conoscitivo di vario genere, fortunatamente però per questo ho un valido supporto.
Come ti ho detto mia mamma si occupa delle varie proposte, perché lei è sempre stata appassionata di cinema e TV, avrebbe voluto lavorare nello spettacolo e così mi ha trasmesso la sua passione.
D. Quali rischi corre una fotomodella alle prime esperienze?
R. Il rischio maggiore é di finire nelle mani di agenzie poco professionali che ti vendono solo i loro prodotti facendoti credere di essere valide a livello internazionale. Per una novellina il mondo dello spettacolo è come un serpente, si rimane troppo facilmente affascinate dalla popolarità e dai soldi facili, senza pensare che non dobbiamo essere noi a pagare le agenzie, ma il contrario.
Non bisogna mai pagare la fama, perché chi crede nelle nostre capacità deve investire su di noi. La volontà e l’impegno sono la carta vincente per lavorare e per restare in questo settore pieno di insidie.
D. Quanto conta la bellezza per raggiungere obiettivi importanti nel settore spettacolo?
R. Inutile negare che i belli dentro non hanno molte possibilità.
La bellezza esteriore è la carta di presentazione, perché ciò che si vede a primo acchito è l'immagine, poi come ho già detto ci vuole del fascino, una dose di simpatia e molta professionalità.
Una bella foto scattata da professionisti seri, a mio parere, sa esprimere emozioni a chi la guarda e spesso queste emozioni consentono a chi fa come nel mio caso la fotomodella di farsi vedere sotto luci speciali e quindi di ottenere ottimi risultati. La fisicità apre le porte, ma dura poco e quindi bisogna saperci restare, perchè di ragazze carine ce ne sono davvero tante in Italia.
D. Cosa ti spinge a fare molteplici esperienze nella moda: la possibilità di buoni guadagni, o la volontà di essere ammirata dai fotografi?
R. L’opportunità lavorativa è fondamentale, perché se si fa la pubblicità giusta i guadagni non sono da sottovalutare, (se ti dicessi che non mi interessano i soldi sarei ipocrita). Un bel mix di tutto, ovvero la volontà di essere ammirata da buoni fotografi e il piacere di fare delle foto che restino nella mente delle persone che guardano compiaciute e che ti riconoscono quando ti incontrano, è super per chi ha la mia età. La fama non è un obbiettivo finale, ma sicuramente fa piacere, perché ti fa sentire amata dal pubblico, che si identifica nella tua immagine.
D. Come si abbina il lavoro di modella con la tua vita privata? Riesci a conciliare amicizia, amore con i tuoi impegni?
R. Direi di si, spesso mi accompagnano degli amici ai vari shooting.
Per ora in campo sentimentale sono single e quindi il problema non mi si è ancora posto, ricordo però che durante le selezioni per Miss Italia 2005 avevo un fidanzato talmente geloso che mi rendeva difficile il rapporto con i fotografi.
Ci vorrebbe un compagno intelligente che sappia condividere i momenti di gloria e soprattutto che abbia fiducia in me in ogni situazione. Per ora sinceramente ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla carriera, per l'amore ritengo che c'è ancora tempo dal momento che sono giovane.
D. C´è un messaggio che vorresti comunicare ai tuoi fans?
R. Vorrei che mi considerassero la classica vicina della porta accanto. Mi piacerebbe che vedessero in me un'anima ed un cervello, non solo un corpo.
Il mio carattere socievole e la mia voglia di vivere serenamente mi portano a desiderare persone sincere che mi vogliano un m ondo di bene.
D. Qual è la parte del tuo corpo che ti piace di più? Perchè?
R. Sicuramente la bocca, perché è carnosa, (senza ritocchi), adatta al mio viso; e poi gli occhi anche se non mi sarebbero dispiaciuti azzurri come il mio papà.
Una mora con gli occhi chiari è uno spettacolo, comunque diciamo che nell'insieme la gente fa i complimenti alla mia mamma per il bel lavoro fatto.
Peccato non aver avuto qualche centimetrino in più, mi avrebbe fatto comodo.
D. Sogno nel cassetto?
R. Provare sempre soddisfazione per i lavori fatti e poter conoscere solo persone vere.
D. Progetti futuri?
R. Proposte pubblicitarie, un calendario per una azienda di Torino che spero uscirà presto, concorsi on-line tra cui "Miss Pittarello", a tal proposito ricordatevi di votarmi. Spero che qualche art director si accorga che esisto e che abbia voglia di investire su di me.
D. Fai una dedica agli amici di `Intervistando´.
R. Grazie a tutti per aver letto quest'intervista. Mi farebbe piacere se la ommentaste, perché i pareri di chi guarda le mie foto e legge le mie risposte mi interessano. Un bacio e continuate a sostenermi.

lunedì 27 ottobre 2008

Vera Martino, un'artista straordinaria







Intervista esclusiva realizzata il 27 Ottobre 2008 da Ilaria Solazzo a Vera Martino per ‘castzine’.



Guardando gli scatti realizzati sino ad oggi da Vera Martino, mi sono subito resa conto che il suo modo di lavorare, è privo di quella patinatura che spesso i professionisti del settore utilizzano, per essere sicuri che il proprio lavoro venga apprezzato.
La scelta delle inquadrature della fotografa Martino hanno un taglio molto personale, non documentano la realtà ma la fanno vivere nell’interezza, in ogni sfumatura, in ogni colore.

D. Chi è vera Martino?
R. Sono nata a Montesano sulla Marcellana in provincia di Salerno. Paese che domina il Vallo di Diano arroccato sui monti all’estremo sud della Campania. Era una domenica di Marzo, sono nata sotto il segno dei pesci. Amo l’arte da sempre in tutte le sue forme, pittura, scultura, musica, teatro, poesia, letteratura. Mi sono diplomata al liceo artistico C.Levi di Eboli. Ho frequentato l’accademia di Belle Arti di Firenze scenografia senza però terminare il corso di studi. Dopo una breve esperienza nell’Insegnamento, essendo vincitrice di un concorso nelle Ferrovie, ora lavoro per la Direzione di Trenitalia. Vivo in Toscana ad Empoli dall’millenovecentosettantanove e lavoro a Firenze. Per molti anni ho fatto parte del gruppo stabile del Teatro Shalom di Empoli. E ancora adesso, anche se saltuariamente disegno bozzetti per costumi e scenografie per la Compagnia Teatrale di Giampiero Becherelli attore teatrale di fama nazionale. La mia vera passione e dipingere e scolpire, ma con il lavoro ho pochissimo tempo e allora scatto, scatto, scatto foto, ma sono solo una dilettante. Volendo può visitare il mio blog: http://panzarotto.fotopages.com, (Alba Solare.fotopages.com).
D. Hai fatto qualche corso di fotografia?
R. No, non ho mai seguito corsi di fotografia.
D. Quando hai iniziato a fotografare?
R. Da ragazza, per divertimento e curiosità.
D. Attrezzatura fotografica usata?
R. Inizialmente avevo una piccola macchina avuta in regalo, di cui non ricordo nemmeno la marca, poi una Yashica, adesso uso una Nikon digitale. Con sincerità non ho particolari interessi nei confronti delle macchine fotografiche, per me sono solo uno strumento, un mezzo, per fermare un attimo, per ancorare un’emozione ad un’immagine.
D. Sei fotografa per passione o per professione?
R. Passione, solo per passione. Per una forte affascinante attrazione per la luce, i colori, la realtà. Fotografo senza pretese, lo faccio solo per creare, per raccontare e trasmettere emozioni.
D. Uno scatto al quale sei particolarmente legata?
R. Non c’è ne una in particolare, ma tante. Tutte le foto che hanno cristallizzato, fermato nel tempo un immagine, un fiore, un volto, un tramonto, prima che tutto sparisse nei ricordi.
D. Il genere fotografico che preferisci qual è?
R. Immagini macro, perché riservano infinite sorprese, (permettono di vedere da vicino il cuore della realtà), ed anche quelle che si ispirano alla quotidianità raccontandone le varie storie.
D. Un episodio che vorresti raccontare legato alla tua esperienza in veste di fotografa?
R. Ero a Parigi nei pressi dell’Opera quando vidi un gruppo di netturbini con delle tute dai colori sgargianti, che con piacere avrei fotografato. I netturbini, però vedendomi armeggiare con la macchina fotografica, inizialmente mi guardarono con sospetto, per poi concedermi la facoltà di ritrarli durante il loro lavoro. Ricordo ancora i loro sorrisi ed il loro grazie, per averli resi ‘protagonisti’ dei miei scatti.
D. Quando rivedi le prime fotografie scattate, cosa pensi?
R. Le guardo con indulgenza , tenerezza, nostalgia.
D. Nel primo scatto da te realizzato chi hai ritratto? Perché?
R. Il mio paese ed i miei fratelli.
D. Quale tipo di territorio senti il bisogno di raccontare nei tuoi lavori?
R. Il mio paese, la mia regione d’origine, la Campania, terra affascinante e bellissima dove affondano le mie radici. Adoro il mare per la sua immensità misteriosa, per il movimento lento e sensuale che accarezza quando con calma ti lambisce, e la sua forza prorompente quando si alza ululando, che scuote che vibra , che vive come la vita. La Toscana è il paese che mi ospita, regione ricca di concentrazione, di un patrimonio naturalistico, storico, architettonico e artistico immenso, con paesi e borghi, dolci paesaggi pieni di tradizioni, di cultura e di storia che mi incuriosisce e mi attrae.
D. Quanto lavoro c'è dietro alle tue opere?
R. Attualmente fotografo nei momenti in cui la mia attività lavorativa me lo permette. Per questo adoro fotografare, perché lo si può fare ovunque e comunque, anche se si ha poco tempo.
D. Come vivi il giudizio della critica nei tuoi confronti?
R. Non faccio molto caso alla critica, l’unica cosa che mi gratifica è quando qualcuno guardando una mia foto, ne coglie il senso e si emoziona.
D. Quali sono i tuoi fotografi preferiti?
R. Haas, Bresson, Man Ray, Doisneau, Fratelli Alinari e molti altri.
D. C’è qualcosa che collezioni?
R. Se ti riferisci a corredi di macchine fotografiche, no, ma ho molte singolari collezioni come scatoline d’argento e campanelli di cristallo.
D. Cosa ne pensi del mercato dell'arte italiano e in particolare di quello fiorentino? Ti sembra che dia possibilità ai giovani artisti?
R. A Firenze come in qualsiasi città, non è certamente facile iniziare ed imporsi, soprattutto, nel mondo dell’arte. Oggi a mio parere, non ci sono più mecenati, ma solo commercianti.
D. Tutto si trasforma in questo mondo, in particolare si corre alla velocità della luce e quindi tutto quello che sta dietro deve correre alla stessa velocità. Molto spesso i tuoi scatti contengono una personalizzazione tutta tua. Infatti il tuo modo di lavorare identifica la mano che ha fatto il click e nel settore capita molto spesso di capire dal tipo di immagine chi l’ha scattata. Per te questo può essere motivo di orgoglio? Perchè?
R. Certo, sicuramente , tutto questo determina uno stile.
D. Sogno nel cassetto?
R. Aprire uno studio ed avere tutto il tempo non solo per fotografare, ma anche per dipingere e scolpire.