lunedì 24 novembre 2008

Ugo Martino, un pittore di talento



Intervista esclusiva realizzata il 24 Novembre 2008 da Ilaria Solazzo ad Ugo Martino per ‘castzine’.





Ugo Martino è nato a Montesano S.M. (Salerno), artista emergente, si è diplomato presso il liceo artistico di Eboli (Salerno). Ha esposto in molte città italiane, le sue opere si trovano in gallerie d’arte e pinacoteche ed in collezioni pubbliche e private in Italia ed all’estero. E’ presente su riviste, periodici d’arte e antologie. Hanno scritto di lui: Vania Partilora, Gianni Pre, Zambelli, Marchetti, Lombardi, Mazzanti, Becherelli, Pozzolini, Barberi Squarotti, Lagreca, Raggini, Colombo, Puviani, Massarelli ed altri. Mostre realizzate: Montesano 1971 (collettiva)- Teggiano 1973 (collettiva)-Teggiano 1977 (collettiva)- Montesano Scalo 1979 (collettiva)- Montesano 1984 (collettiva)- Montesano 1985 (collettiva)- Ischia Porto 1985 (collettiva)- Empoli 1989 (collettiva)- Ferrara 1990 (collettiva)- Cesena 1990 (personale) Empoli 1990 (personale)- Sant’Arsenio 1990 (collettiva)- Sala Consilina Festa dell’Unità 1990 (collettiva)- Expo Arte Verona 1991 (collettiva)- Empoli 1992 (personale)- Sala Consilina 1993 (collettiva)- Prima Fiera Città Vallo (collettiva)- Montelupo Fiorentino 1993 (collettiva)- Firenze 1996 (personale)- Certosa di Padula 1997 (collettiva)- Certosa di Padula 1998 (collettiva)- Stoccarda(germania) 2001 (personale).

D. Come ha scoperto la sua vocazione di pittore?
R. Non credo di avere avuto un illuminazione improvvisa, sono pittore, perché esiste il colore e la sua scala cromatica, la sua gradazione di toni e le relative contrapposizioni contrastanti. Le opinioni, le sensazioni, le intensità di pensieri, gli stati d’animo che ci pervengono da un impercettibile e invisibile filo guida, si possono rendere tangibili con l’immenso cromatismo del colore. Con esso ci si libera da ogni preconcetto e credenza filosofica, ci si libera da qualsiasi formalismo in cui l’uomo si è inconsapevolmente imbrigliato.
D. Quando ha iniziato a disegnare?
R. Sfogliando i libri alle scuole elementari di via Borgo; disegnavo le immagini che più destavano in me curiosità e interesse, mi veniva spontaneo, mi piaceva. Ricordo di aver disegnato la copertina del libro Cuore di De Amicis , era l’immagine di un ragazzo appollaiato su un albero: “La piccola vedetta lombarda”.
D. Quali studi sono stati più incisivi e formativi per la sua produzione?
R. Per quanto riguarda lo studio della figura umana, le leggi della proporzione e la prospettiva, senz’altro sono state fondamentali, le ore trascorse ai cavalletti del Liceo Artistico.
D. Esiste nella sua pittura un filo conduttore, un denominatore comune, che è la figura umana come simbolo esistenziale e sociale. La Sua ricerca
all'interno della "dimensione uomo" è conclusa oppure ancora ci sono aspetti che non ha rappresentato o dubbi che non ha risolto?
R. E' la condizione dell’uomo ed il suo universo esistenziale il fulcro principale intorno al quale si muove la mia arte. Perché è l’uomo con la propria teoria filosofica che gestisce il suo spazio. La mia ricerca è inconclusa per le infinite cose che si potrebbero dire e fare e che ci sfuggono a causa del trascorrere del tempo.
D. Quale punto di vista adotta per rappresentare la realtà che la circonda?
R Il soggetto e l’oggetto è sempre l’uomo.
D. Cos'è, secondo lei, l'originalità?
R. L’originalità è mantenersi il più possibile fuori dagli schemi
precostituiti, dalle direzioni imposte dai programmi e dalle mode.
D. Si può parlare di originalità anche nel panorama artistico odierno oppure a suo avviso la pittura, al pari di altre forme espressive, è fatta di variazioni su un tema?
R. Certamente si può essere originali, pur guardando e pensando altri
artisti, anzi bisogna essere a conoscenza di ciò che altri hanno proposto e
propongono, ma è estremamente importante mantenersi in un proprio schema, nella
direzione che si vuole seguire.
D. Come rappresenterebbe l'Italia di oggi in un suo quadro? Perché?
R. Non riesco a immaginare un opera che possa rappresentare l’Italia.
D. I valori estetici di un'opera possono essere condizionati dalle proprie ragioni culturali?
R. Senza dubbio è influente il luogo in cui si vive e si fa arte.
Essere artisti dove vivo io, piccolo paese del Sud, lontano dalle grandi città, dove
maggiormente si possono avere riscontri, scambio di opinioni e idee, non è
semplice, a volte si ha un forte senso di vuoto di isolazionismo, ci si sente
invasi da quel male ansioso che è l’attesa.
Attesa di un sogno, di uno spazio illuminante che possa farti sentire portatore del tuo messaggio. Spesso si è presi da un profondo solipsismo, non si può pretendere nulla se si hanno nella mente e negli occhi artisti come Klee, De Kooning, Rosenquist, Basquiat. Ma forse deve andare così, in fondo sono felice della magica condizione che si è creata fra me ed il colore, fra i miei occhi e il supporto destinato all’opera.
In ultima analisi, voglio dire che i piccoli uomini sono da sempre costretti a
vivere sotto l’incessante pressione esercitata dai forti e questa situazione
dai tempi delle piramidi, ancora non è variata.
D. Si sente vicino a qualche particolare corrente artistica o a qualche grande nome del passato?
R. Amo quasi tutte le forme di arte, mi sento vicino a molti artisti.
D. Che consigli darebbe ad un giovane pittore di talento che sta muovendo i primi passi nel mondo dell'arte?
R. L’artista deve essere un ricercatore prima di se stesso e poi dell’essenza della vita, donarsi, quindi, con la propria opera e renderla visibile a favore dell’universo.
D. Sogno nel cassetto?
R. Organizzare una mostra antologica, di tutte le mie opere, di tutti i miei
disegni, schizzi, scritti, massime e pensieri.
D. Progetti futuri?
R. E’ in fase preparatoria una mia monografia artistica.
Volendo potete visitare il mio blog http://wwwmartartpittura.blogspot.com

sabato 22 novembre 2008

Elena Cannella, una fotomodella bella e simpatica



Intervista esclusiva realizzata il 22 Novembre 2008 da Ilaria Solazzo ad Elena Cannella per ‘castzine’.




Elena Cannella è nata a Moncalieri l’8 Settembre del 1985.
Abita a Torino con sua madre, suo fratello Daniele di 13 anni ed il micione di nome Lancillotto, che lei definisce il suo grande amore.
E’ una ragazza semplice e solare e con molti sogni nel cassetto da realizzare.
Lavora in aeroporto a Caselle-Torino al duty free, perché è una professione che le piace in quanto le permette di conoscere e vedere tante persone diverse ogni giorno.
La sua attività di fotomodella è nata per caso in una discoteca di Lignano Sabbia d'Oro; un fotografo la notò e le propose di far parte della sua agenzia di Milano, da quel momento ha avuto inizio il suo sogno.



Ciao Elena e benvenuta su `Intervistando´. Spero che quest´intervista ti faccia piacere.
D. Raccontaci il tuo incontro con quest'intraprendente‘talent scout’.
R. Praticamente il fotografo si avvicinò proponendoci di fare delle foto per la sua agenzia di Milano. Io e la mia amica che sembravamo le veline di ‘Striscia la notizia’ essendo una bionda e l’altra mora, accettammo.
Durante il mio primo book ero poco convinta di poter realizzare qualcosa di vero, perché pensi sempre che sia solo pubblicità per l'agenzia, ma non è stato così.
Sono stata contattata da organizzatori di eventi come Miss Italia nel 2005, Miss Gran Prix nel 2004, (concorso che mi ha permesso di ottenere la fascia di Miss Sorriso). Sono stata una delle concorrenti durante la finale di Miss Stella d'Europa a Pompei, ho partecipato a Miss Pittarello 2005, etc.
La concorrenza è sempre agguerrita, ma io penso che la mia professionalità e la mia serietà a lungo andare produrranno i loro effetti.
D. Da quanto tempo ti occupi di moda?
R. Dal 2004 . Fu un’esperienza elettrizzante il mio primo shooting fotografico.
Non sono altissima e quindi le sfilate sono un pò fuori dalla mia portata , ma qualcosa in ambito locale l’ho fatto per Cinzia Rocca e per vari negozi della mia città. Mi piace lavorare per gli atelier o gli showroom…lo trovo fantastico.
Amo vestirmi in maniera semplice e pratica, ma adoro anche gli abiti particolari e vaporosi,(da sera, da cerimonia, da sposa), e i decolté.
D. Qual è la più grande soddisfazione artistica avuta fino ad ora?
R. Ho partecipato a molte trasmissioni su Rai e Mediaset , ma quella che dove mi sono divertita maggiormente è stata “Ciao Darwin” con Paolo Bonolis.
D. C’è qualche episodio legato ai programmi TV che ricordi con affetto? Perché?
R. Si, il reality ‘A spasso con mamma’ prodotto dalla Triangle production di Silvio Testi per la Rai.
La puntata alla quale presi parte fu girata a Venezia e sarebbe dovuta andare in onda durante la ‘Domenica in’ di Mara Venier, purtroppo però per motivi vari tra la Triangle di Roma e Raiuno non è mai stata trasmessa.
Venezia, la bellissima location scelta dal regista mi entusiasmò tantissimo.
Non dimenticherò mai le attenzioni e la simpatia di tutto lo staff della Triangle.
Girai con la mia mamma, persona speciale, che mi appoggia e mi aiuta nella scelta delle varie proposte, è una bravissima manager.
Indossare gli abiti ottocenteschi del teatro “La Fenice” per il carnevale di Venezia fu strepitoso. Quelle sensazioni uniche le porterò sempre nel mio cuore. Mi sono appassionata al mondo della moda e dello spettacolo, settore per il quale sto lavorando alacremente quotidianamente, in quanto mi piacerebbe condurre una trasmissione oppure fare la valletta in TV.
D. Ti piacerebbe lavorare come modella professionista oppure vorresti occuparti d´altro?
R. Mi piacerebbe tantissimo fare la fotomodella pubblicitaria per qualche grande griffe o per i marchi importanti nazionali...sarebbe eccitante. Spero di poter realizzare questo mio sogno con qualche fotografo noto che sappia valorizzare bene la mia immagini, perchè ho sempre sostenuto che sono i bravi fotografi a fare di te una top model e purtroppo non ce ne sono molti che amano il loro lavoro, ma se ciò non dovesse diventare realtà mi accontenterei di lavorare dietro le quinte in TV.
D. Hai qualche rimpianto o ritieni di aver colto tutte le migliori occasioni che ti si sono presentate?
R. Rimpianti direi di no, anche perché come ho detto io e mia madre valutiamo sempre le proposte che ci arrivano dal mio sito, per cui ho sempre scelto le cose che mi si addicevano,senza compromessi e fino ad oggi si sono rivelate scelte giuste, anche se non è facile muoversi in questo settore con la concorrenza che aspetta pronta un tuo passo falso e che è disposta a molti compromessi pur di portati via il posto.
Io ho sempre fatto scelte semplici, ma soddisfacenti, che spero mi porteranno a piccoli passi verso la meta. Mi auguro di arrivare comunque al successo a testa alta.
Se qualcuno avrà voglia di investire su di me, so di poter dare parecchio al settore, in serietà e professionalità.
D. Hai sperimentato qualche altro campo artistico? Quale?
R. Ho fatto parecchie comparsate in tv, fiction e trasmissioni Rai e Mediaset…e non solo, ho fatto anche le selezioni per il Grande Fratello 8. Mi sono cimentata su diverse tipologie per sperimentare le mie capacità e la mia natura artistica.
Penso che bisogna cimentarsi in molti settori, anche se, ovviamente, la fotomodella e la pubblicità rimangono il primo amore. Presentare “Zelig” con Bisio sarebbe mitico.
D. Cosa pensi di internet come mezzo per proporti e per trovare lavoro in questo settore?
R. E’utile per farsi conoscere dagli addetti ai lavori. Da quando ho realizzato il mio sito www.lelena.it i contatti si sono moltiplicati. I concorsi on-line, (nonostante la concorrenza spesso sleale), sono una gran bella vetrina.
Certo non è tutto, perchè ti devi muovere parecchio per casting, contattare in prima persona i vari fotografi e le case di produzione per mandare materiale conoscitivo di vario genere, fortunatamente però per questo ho un valido supporto.
Come ti ho detto mia mamma si occupa delle varie proposte, perché lei è sempre stata appassionata di cinema e TV, avrebbe voluto lavorare nello spettacolo e così mi ha trasmesso la sua passione.
D. Quali rischi corre una fotomodella alle prime esperienze?
R. Il rischio maggiore é di finire nelle mani di agenzie poco professionali che ti vendono solo i loro prodotti facendoti credere di essere valide a livello internazionale. Per una novellina il mondo dello spettacolo è come un serpente, si rimane troppo facilmente affascinate dalla popolarità e dai soldi facili, senza pensare che non dobbiamo essere noi a pagare le agenzie, ma il contrario.
Non bisogna mai pagare la fama, perché chi crede nelle nostre capacità deve investire su di noi. La volontà e l’impegno sono la carta vincente per lavorare e per restare in questo settore pieno di insidie.
D. Quanto conta la bellezza per raggiungere obiettivi importanti nel settore spettacolo?
R. Inutile negare che i belli dentro non hanno molte possibilità.
La bellezza esteriore è la carta di presentazione, perché ciò che si vede a primo acchito è l'immagine, poi come ho già detto ci vuole del fascino, una dose di simpatia e molta professionalità.
Una bella foto scattata da professionisti seri, a mio parere, sa esprimere emozioni a chi la guarda e spesso queste emozioni consentono a chi fa come nel mio caso la fotomodella di farsi vedere sotto luci speciali e quindi di ottenere ottimi risultati. La fisicità apre le porte, ma dura poco e quindi bisogna saperci restare, perchè di ragazze carine ce ne sono davvero tante in Italia.
D. Cosa ti spinge a fare molteplici esperienze nella moda: la possibilità di buoni guadagni, o la volontà di essere ammirata dai fotografi?
R. L’opportunità lavorativa è fondamentale, perché se si fa la pubblicità giusta i guadagni non sono da sottovalutare, (se ti dicessi che non mi interessano i soldi sarei ipocrita). Un bel mix di tutto, ovvero la volontà di essere ammirata da buoni fotografi e il piacere di fare delle foto che restino nella mente delle persone che guardano compiaciute e che ti riconoscono quando ti incontrano, è super per chi ha la mia età. La fama non è un obbiettivo finale, ma sicuramente fa piacere, perché ti fa sentire amata dal pubblico, che si identifica nella tua immagine.
D. Come si abbina il lavoro di modella con la tua vita privata? Riesci a conciliare amicizia, amore con i tuoi impegni?
R. Direi di si, spesso mi accompagnano degli amici ai vari shooting.
Per ora in campo sentimentale sono single e quindi il problema non mi si è ancora posto, ricordo però che durante le selezioni per Miss Italia 2005 avevo un fidanzato talmente geloso che mi rendeva difficile il rapporto con i fotografi.
Ci vorrebbe un compagno intelligente che sappia condividere i momenti di gloria e soprattutto che abbia fiducia in me in ogni situazione. Per ora sinceramente ho deciso di dedicarmi esclusivamente alla carriera, per l'amore ritengo che c'è ancora tempo dal momento che sono giovane.
D. C´è un messaggio che vorresti comunicare ai tuoi fans?
R. Vorrei che mi considerassero la classica vicina della porta accanto. Mi piacerebbe che vedessero in me un'anima ed un cervello, non solo un corpo.
Il mio carattere socievole e la mia voglia di vivere serenamente mi portano a desiderare persone sincere che mi vogliano un m ondo di bene.
D. Qual è la parte del tuo corpo che ti piace di più? Perchè?
R. Sicuramente la bocca, perché è carnosa, (senza ritocchi), adatta al mio viso; e poi gli occhi anche se non mi sarebbero dispiaciuti azzurri come il mio papà.
Una mora con gli occhi chiari è uno spettacolo, comunque diciamo che nell'insieme la gente fa i complimenti alla mia mamma per il bel lavoro fatto.
Peccato non aver avuto qualche centimetrino in più, mi avrebbe fatto comodo.
D. Sogno nel cassetto?
R. Provare sempre soddisfazione per i lavori fatti e poter conoscere solo persone vere.
D. Progetti futuri?
R. Proposte pubblicitarie, un calendario per una azienda di Torino che spero uscirà presto, concorsi on-line tra cui "Miss Pittarello", a tal proposito ricordatevi di votarmi. Spero che qualche art director si accorga che esisto e che abbia voglia di investire su di me.
D. Fai una dedica agli amici di `Intervistando´.
R. Grazie a tutti per aver letto quest'intervista. Mi farebbe piacere se la ommentaste, perché i pareri di chi guarda le mie foto e legge le mie risposte mi interessano. Un bacio e continuate a sostenermi.

lunedì 27 ottobre 2008

Vera Martino, un'artista straordinaria







Intervista esclusiva realizzata il 27 Ottobre 2008 da Ilaria Solazzo a Vera Martino per ‘castzine’.



Guardando gli scatti realizzati sino ad oggi da Vera Martino, mi sono subito resa conto che il suo modo di lavorare, è privo di quella patinatura che spesso i professionisti del settore utilizzano, per essere sicuri che il proprio lavoro venga apprezzato.
La scelta delle inquadrature della fotografa Martino hanno un taglio molto personale, non documentano la realtà ma la fanno vivere nell’interezza, in ogni sfumatura, in ogni colore.

D. Chi è vera Martino?
R. Sono nata a Montesano sulla Marcellana in provincia di Salerno. Paese che domina il Vallo di Diano arroccato sui monti all’estremo sud della Campania. Era una domenica di Marzo, sono nata sotto il segno dei pesci. Amo l’arte da sempre in tutte le sue forme, pittura, scultura, musica, teatro, poesia, letteratura. Mi sono diplomata al liceo artistico C.Levi di Eboli. Ho frequentato l’accademia di Belle Arti di Firenze scenografia senza però terminare il corso di studi. Dopo una breve esperienza nell’Insegnamento, essendo vincitrice di un concorso nelle Ferrovie, ora lavoro per la Direzione di Trenitalia. Vivo in Toscana ad Empoli dall’millenovecentosettantanove e lavoro a Firenze. Per molti anni ho fatto parte del gruppo stabile del Teatro Shalom di Empoli. E ancora adesso, anche se saltuariamente disegno bozzetti per costumi e scenografie per la Compagnia Teatrale di Giampiero Becherelli attore teatrale di fama nazionale. La mia vera passione e dipingere e scolpire, ma con il lavoro ho pochissimo tempo e allora scatto, scatto, scatto foto, ma sono solo una dilettante. Volendo può visitare il mio blog: http://panzarotto.fotopages.com, (Alba Solare.fotopages.com).
D. Hai fatto qualche corso di fotografia?
R. No, non ho mai seguito corsi di fotografia.
D. Quando hai iniziato a fotografare?
R. Da ragazza, per divertimento e curiosità.
D. Attrezzatura fotografica usata?
R. Inizialmente avevo una piccola macchina avuta in regalo, di cui non ricordo nemmeno la marca, poi una Yashica, adesso uso una Nikon digitale. Con sincerità non ho particolari interessi nei confronti delle macchine fotografiche, per me sono solo uno strumento, un mezzo, per fermare un attimo, per ancorare un’emozione ad un’immagine.
D. Sei fotografa per passione o per professione?
R. Passione, solo per passione. Per una forte affascinante attrazione per la luce, i colori, la realtà. Fotografo senza pretese, lo faccio solo per creare, per raccontare e trasmettere emozioni.
D. Uno scatto al quale sei particolarmente legata?
R. Non c’è ne una in particolare, ma tante. Tutte le foto che hanno cristallizzato, fermato nel tempo un immagine, un fiore, un volto, un tramonto, prima che tutto sparisse nei ricordi.
D. Il genere fotografico che preferisci qual è?
R. Immagini macro, perché riservano infinite sorprese, (permettono di vedere da vicino il cuore della realtà), ed anche quelle che si ispirano alla quotidianità raccontandone le varie storie.
D. Un episodio che vorresti raccontare legato alla tua esperienza in veste di fotografa?
R. Ero a Parigi nei pressi dell’Opera quando vidi un gruppo di netturbini con delle tute dai colori sgargianti, che con piacere avrei fotografato. I netturbini, però vedendomi armeggiare con la macchina fotografica, inizialmente mi guardarono con sospetto, per poi concedermi la facoltà di ritrarli durante il loro lavoro. Ricordo ancora i loro sorrisi ed il loro grazie, per averli resi ‘protagonisti’ dei miei scatti.
D. Quando rivedi le prime fotografie scattate, cosa pensi?
R. Le guardo con indulgenza , tenerezza, nostalgia.
D. Nel primo scatto da te realizzato chi hai ritratto? Perché?
R. Il mio paese ed i miei fratelli.
D. Quale tipo di territorio senti il bisogno di raccontare nei tuoi lavori?
R. Il mio paese, la mia regione d’origine, la Campania, terra affascinante e bellissima dove affondano le mie radici. Adoro il mare per la sua immensità misteriosa, per il movimento lento e sensuale che accarezza quando con calma ti lambisce, e la sua forza prorompente quando si alza ululando, che scuote che vibra , che vive come la vita. La Toscana è il paese che mi ospita, regione ricca di concentrazione, di un patrimonio naturalistico, storico, architettonico e artistico immenso, con paesi e borghi, dolci paesaggi pieni di tradizioni, di cultura e di storia che mi incuriosisce e mi attrae.
D. Quanto lavoro c'è dietro alle tue opere?
R. Attualmente fotografo nei momenti in cui la mia attività lavorativa me lo permette. Per questo adoro fotografare, perché lo si può fare ovunque e comunque, anche se si ha poco tempo.
D. Come vivi il giudizio della critica nei tuoi confronti?
R. Non faccio molto caso alla critica, l’unica cosa che mi gratifica è quando qualcuno guardando una mia foto, ne coglie il senso e si emoziona.
D. Quali sono i tuoi fotografi preferiti?
R. Haas, Bresson, Man Ray, Doisneau, Fratelli Alinari e molti altri.
D. C’è qualcosa che collezioni?
R. Se ti riferisci a corredi di macchine fotografiche, no, ma ho molte singolari collezioni come scatoline d’argento e campanelli di cristallo.
D. Cosa ne pensi del mercato dell'arte italiano e in particolare di quello fiorentino? Ti sembra che dia possibilità ai giovani artisti?
R. A Firenze come in qualsiasi città, non è certamente facile iniziare ed imporsi, soprattutto, nel mondo dell’arte. Oggi a mio parere, non ci sono più mecenati, ma solo commercianti.
D. Tutto si trasforma in questo mondo, in particolare si corre alla velocità della luce e quindi tutto quello che sta dietro deve correre alla stessa velocità. Molto spesso i tuoi scatti contengono una personalizzazione tutta tua. Infatti il tuo modo di lavorare identifica la mano che ha fatto il click e nel settore capita molto spesso di capire dal tipo di immagine chi l’ha scattata. Per te questo può essere motivo di orgoglio? Perchè?
R. Certo, sicuramente , tutto questo determina uno stile.
D. Sogno nel cassetto?
R. Aprire uno studio ed avere tutto il tempo non solo per fotografare, ma anche per dipingere e scolpire.

sabato 27 settembre 2008

Francesco Felli, un ottimo regista cinematografico



Intervista esclusiva realizzata il 27 Settembre 2008 da Ilaria Solazzo al regista Francesco Felli per ‘castzine’.

Francesco Felli, nato a Roma il 22 Maggio del 1980, ha 28 anni. Laureato in giurisprudenza, ha esordito ufficialmente dietro alla macchina da presa nel 2004. Responsabile artistico e tecnico-professionale del film “Ogni giorno”, (prodotto da Sky e dalla Nuvola film), è stato finalista di svariati concorsi tra cui il Tropea Film Festival, il Villammare Film Festival, il Reggio Film Festival…solo per citare gli ultimi in ordine cronologico. Ha ricevuto molteplici riconoscimenti tra cui ricordo il prestigioso premio Filippo Gagliardi. Dal 2003 ad oggi ha composto sei colonne sonore per i documentari I.C.R.A.M. Nel 2005 ha dato vita al cortometraggio “Delitto o giustizia” di cui ha curato soggetto, sceneggiatura, regia e montaggio e nel 2007 ha realizzato il cortometraggio “Teatro Principe” anche questo curato nel soggetto, nella sceneggiatura, nella regia e nel montaggio. Il suo ultimo lavoro è “Fuori gioco”, un brillante cortometraggio prodotto da Sky e Nuvola Film, grazie al quale, il regista Felli ha potuto ancora una volta dimostrare al suo pubblico la sua estrema professionalità.

D. Quali le motivazioni che l’hanno spinta a diventare regista? E cosa rappresenta per lei il cinema?
R. Ho iniziato a suonare che avevo dieci anni. A dire il vero da qualche anno già dipingevo e scrivevo, o forse solo mi insozzavo le mani con il profumo di museo dei colori ad olio e con gli inchiostri di qualche poesia scritta fuori dalle righe. Tanti modi privilegiati per trascorrere le ore di ozio. Nulla di più. Dopo molte note steccate e qualche accordo riuscito, ho però incontrato il cinema. Per tanti anni, ventiquattro per la precisione, c'eravamo conosciuti appena, ero un mediocre spettatore come tanti, cliente ad intermittenza, attratto dalle storie a lieto fine e soprattutto dalle confezioni extra large dei pop corn. Poi ho scoperto, con sorpresa, come fosse il palcoscenico dove far esibire tutte quelle forme d'arte che, fin lì, avevo amato nella loro singolarità. Presto è diventata non una passione, ma una condizione di vita, naturale ed imprescindibile come il respirare.
D. Qual è stata la sua formazione?
R. Ora opererò una banalissima e frettolosa distinzione. Secondo me, infatti, esiste un aspetto che non ti insegna nessuno, ossia la sensibilità di raccontare e, se possibile, di emozionare. Temo sia qualcosa di innato. Poi esiste il modo con cui si racconta, la tecnica, che è migliorabile, sempre. Tornando alla domanda, non ho mai frequentato una scuola di cinema. E potrei giustificare questa mia mancanza vantandomi di aver letto oltre trenta libri sul tema o di aver visto oltre trenta volte tutti i film che hanno segnato la storia del cinema. Ma secondo me tutto ciò conta molto poco. Potrei leggere altrettanti volumi sulla scultura senza mai riuscire ad intagliare neppure un faccione. E così la cosa che più mi è stata d'insegnamento, al di là di ogni lettura o visione, è stato l'iniziare ad immaginare come avrei raccontato ogni scena della mia vita. Schizzofrenico, ma utile.
D. Può dirmi qualcosa del suo lavoro sul set?
R. Il set è un'esperienza eccitante, seducente. E' un frullatore di emozioni. Si riesce finalmente ha dare una dimensione reale alle proprie immaginazioni. E di solito giunge dopo mesi di preparazione. E' un po' come immaginare spesso il corpo di una donna che non puoi svelare. E quando finalmente giunge l'ora tutto è inebriante. Per quanto riguarda il rapporto con il mio staff, ho sempre creduto che una squadra unita e compatta fosse assai più forte di una con qualche solista e poca amicizia. E' pur vero che prima di girare organizzo molte riunioni per spiegare cosa voglio. Così, sul set, è tutto molto facile.
D. Usa uno storyboard, o almeno ne ha usato uno per il film ‘Ogni giorno’?
R. Non potrei lavorare senza storyboard, vista la maniacale cura che ho per ogni inquadratura. E' l'unico strumento che mi permette di provare e riprovare, fino a trovare cio’ che più mi piace. Lo mostro ad attori e cast tecnico già un mese prima delle riprese per fargli capire cosa voglio. L'ho sempre usato, sin dal primo ciak.
Lo realizzo personalmente, unendo il lavoro artigianale di pittura all'ausilio tecnologico dei software appositi.
D. Ha scelto questo titolo misterioso ed evocativo?
R. Si. La capacità di rinnovare "ogni giorno" il proprio amore, credo sia il segreto della felicità di una coppia. Il confermare quotidianamente, dunque, il corteggiamento, le attenzioni, i desideri.
D. Perché ha scelto di approfondire così a fondo questo tema?
R. Ho scelto di parlare dell'alzheimer, perché, credo sia una malattia, ancora più crudele delle altre, se possibile, in quanto saccheggia la vittima di memorie e consapevolezze, lasciandola senza identità. La sola idea che le persone, che ami possano improvvisamente scrutarti come un estraneo, dimenticando tutta la vita condivisa, mi provoca uno strazio immenso. Al tempo stesso, il film, però, non si pone alcuna ambizione scientifica, né intende dipingere i toni più drammatici del problema, senza però neppure che esso sia trattato con sprovveduta frivolezza. Nello scrivere la sceneggiatura., infatti, ho badato a non perdere l'equilibrio, in bilico tra la necessità di non camuffare la realtà della malattia e la voglia di raccontare una storia d'amore che andasse oltre la memoria. In tutto questo ho così voluto immaginare, o sperare, che l'amore fosse un'emozione tanto incisa nell'animo di chi ama da resistere anche all’ offuscamento dei propri ricordi. Insomma ,che ci fossero storie d’amore che vanno oltre la memoria, oltre l’alzheimer.
D. Aveva già in mente Carlo Delle Piane come protagonista del suo film ‘Ogni giorno’, mentre scriveva la sceneggiatura?
R. Si. Ti svelo che l'ho scritta su misura per lui. Era indispensabile, per me, avere un attore che sapesse evitare toni patetici e pietosi.
D. A parte Stefania Sandrelli e Carlo Delle Piane artisti famosi in Italia il cast è composto da attori sconosciuti, come li ha selezionati?
R. Ho sempre grande attenzione che anche le comparse siano degli attori. Spesso sono amici con cui ho già lavorato che si prestano a darmi una mano. Qualcun'altro è, invece, residente della Palestrina, il paese dove abbiamo girato. Il ruolo della governante è stato interpretato da Giordana Moscati, che considero una delle migliori attrici che io conosca; sono stato felicissimo di aver lavorato con lei.
D. L’attore o l’attrice con cui è diventato amico?
R. Troppo facile risponderti: con Carlo Delle Piane, perché tra me e lui è nata un'amicizia molto sincera già mesi prima di girare. Sul set il nostro feeling professionale è diventato naturalmente complicità ed intesa, (sembrava ci fossimo solo io e lui). Devo dirti che non mi sono mai trovato male con nessuno degli attori che ho fin qui diretto; in alcune situazioni però, mi rendo conto solo ora che, ero troppo inesperto per saperli guidare come avrei dovuto.
D. Quanto interviene sul lavoro del direttore della fotografia?
R. Abbastanza, come su ogni altro aspetto dei miei film, dalle scenografie ai costumi. Non c'è nulla che io lasci interamente alla scelta degli altri.
D. Che tipo di rapporto ha con i montatori? Le capita di visionare un primo montaggio e di cambiarlo molto?
R. A dire il vero mi capita di assistere a tutte le fasi del montaggio. Dall'acquisizione all'export finale. Ciò è molto faticoso, ma immensamente utile. Anzi, spesse volte, faccio io stesso un premontaggio.
D. Come è arrivato alla scelta di Francesco Venerucci per la musica del film? Conosceva già i suoi lavori?
R. No, non ci conoscevamo. Ho ascoltato numerosi compositori di Roma su myspace. Venerucci è stato quello che mi ha maggiormente colpito. Da lì è nata un'intesa tra me e Francesco, che sono certo ci porterà lontano. Dopo aver scritto la sceneggiatura, scelte le musiche per il film, inizio a disegnare lo storyboard seguendo il ritmo musicale.
D. In che modo un’ispirazione può essere inficiata dalle regole e dai tempi di una produzione?
R. Quando ho scritto “Ogni giorno” non avevo alcun contatto con le produzioni. Ho bussato a molte porte, senza alcune esito. Poi Sky si è interessata al lavoro e così, quasi in contemporanea, la Nuvola Film. Da quel momento è diventato tutto molto più semplice. Il produttore della Nuvola, Amedeo Bacigalupo, mi lascia un grandissimo margine di movimento. E' questa è certo la condizione ideale per lavorare. Anche il corto successivo è stato prodotto nello stesso modo.
D. Giochino: deve salvare dieci film per tramandarli ai posteri, quali sceglie?
R. Io per ora ne ho realizzati solo cinque...Scherzi a parte non saprei proprio. Di certo il regista italiano cui traggo maggiore ispirazione è Tornatore.
D. Un consiglio per le giovani generazioni che vanno al cinema…
R. Figuriamoci. Non credo affatto di essere in grado di dare consigli, anzi...se qualcuno ne volesse dare a me! E poi ho molta considerazione dello spettatore. Per questo cerco di annoiarlo il meno possibile e rispetto ogni gusto, purché si tratti di scelte sincere e spontanee, e non certo dettate dalla pubblicità che altri fanno passare per qualità.
D. Quando potremo ammirare la sua prossima opera?
R. Dopo “Ogni giorno” ho realizzato sempre con Sky "Fuori gioco", una storia ambientata negli anni '50 che racconta come la passione per il calcio sia ben poca cosa di fronte alle sensuali movenze di una donna in finestra che si spoglia. Ora sto scrivendo una nuova storia, da cui realizzare prima un corto e poi, si spera, un lungo.
D. Il suo sogno nel cassetto è?
R. Per quanto possa sembrare banale e scontato, vorrei continuare ad emozionare...magari per il tempo di un film e non più solo di un cortometraggio.
D. Un saluto per i lettori di ‘INTERVISTANDO’.
R. Saluto con simpatia tutti i cinefili ed in particolar modo gli utenti del sito ‘Intervistando’.

martedì 16 settembre 2008

Francesca Epifani, attrice teatrale




Intervista esclusiva realizzata il 16 Settembre 2008 da Ilaria Solazzo a Francesca Epifani per ‘castzine’.

Francesca Epifani nasce in Puglia il 27 Gennaio del 1986.
Avviata al mondo del palcoscenico dalla sua famiglia, a soli tre anni, grazie alla passione per il teatro trasmessale del nonno prima e dalla sua mamma, inizia a recitare.
Per 17 anni la sua formazione è stata possibile grazie alla compagnia teatrale "Amici del Teatro" di proprietà della madre che l'ha preparata attorialmente per i musical.
La preparazione degli spettacoli, la messinscena di ogni lavoro…la vita da teatrante in ogni sua sfaccettatura l'ha vissuta a 360°.
A 18 anni decide di affiancare alle conoscenze "pratiche", (spettacoli e animazione per ragazzi), quelle conoscenze "teoriche" che finora aveva solo letto nei libri e sentito nominare, così con un bel fagotto in spalla parte per Roma.
Nel 2007 si diploma presso l’accademia teatrale ‘Ribalte’ di Enzo Garinei.
Ora oltre ad essere socia della compagnia ‘La Sibilla’ di Roma, studia con impegno per laurearsi in Arti e Scienze dello spettacolo.

D. La tua famiglia è molto importante per te. Parli spesso dei tuoi genitori. Cosa vuoi dir loro?
R. Da quando ho lasciato Brindisi, (la città dove sono nata e cresciuta per 18 anni), i miei genitori si preoccupano per me, a volte esagerando, ma dopotutto come biasimarli, io da figlia sicuramente non posso comprendere quali paure animino il loro cuore. Se c’è una cosa che posso dire loro è “grazie”. Può sembrare retorica, lo so, ma mi accusano spesso di non ringraziarli abbastanza o di non mostrare mai quanto bene voglia loro. Bene, io voglio rassicurarli, voglio che sappiano che se oggi ho raggiunto qualche piccolo obiettivo è grazie a loro e che se ho fatto o faccio delle scelte che non condividono voglio che sappiano che sono la stessa figlia di cui erano fieri a Brindisi, (qualche anno a Roma non può cambiare quello che loro hanno, con tanti sacrifici, visto crescere per diciotto anni).
D. Da piccola hai trascorso una bella infanzia? Che rapporto hai con tua sorella?
R. In barba agli “artisti maledetti” io posso dire di aver trascorso una bella infanzia, ma soprattutto di avere una sorella fantastica. Dopo i primi anni di scontri dovuti, forse, ai cinque anni di differenza, oggi Simona è la mia migliore confidente e posso dire anche la mia migliore amica. Chiunque ci conosca sa che siamo diverse sia esteticamente che caratterialmente: lei è più saggia, razionale e furba di me e questo ci rende una coppia perfetta, siamo anime gemelle seppur così differenti, le voglio un bene dell’anima e non so immaginare la mia vita senza di lei.
D. Francesca Epifani non può fare a meno di cosa?
R. Devo essere sincera, vero? Va bene…io non posso fare a meno di mangiare!
Adoro cucinare e mangiare bene, e questo, come sai, non si addice ad una “donna” di spettacolo, quindi dopo aver fatto ‘outing’ in quest'intervista correrò ad iscrivermi subito in palestra.
Tu so che sai benissimo cosa significa essere bombardata continuamente da immagini di veline, letterine e schedine taglia 120,60,90, mentre noi combattiamo per essere accettata nelle nostre misure naturali.
D. Quando è iniziata la tua carriera di attrice? Chi ha creduto per primo nel tuo talento?
R. Ovviamente mamma e papà, ma la mia prima conferma ufficiale l’ho avuta nel 2005 quando sono stata premiata a Milano con la borsa di studio “Gianni Agus” da una commissione di quindici persone tra registi, attori ed autori, vincendo, con mia grande sorpresa, contro allievi delle scuole cosiddette riconosciute: Piccolo, P. Grassi, S. D’Amico ecc.
D. Ritieni di essere nata già attrice o di esserlo diventata con la gavetta?
R. Non credo nelle conversioni strada facendo. Io sono nata attrice e anche se da piccola ogni mese preferivo un mestiere diverso, in cuor mio ho sempre saputo che avrei fatto l’attrice. Basti pensare a com'ero euforica in vista della recita di Natale all’asilo o della mia performance ritta su una sedia davanti a zii e parenti declamando la solita poesia ogni anno il giorno di Pasqua.
D. Come ti definisci come artista?
R. Non saprei, né vorrei definirmi, perché sarebbe come dare un limite alla possibilità di crescita. Fra 40 anni ponimi nuovamente la domanda e ti dirò qualcosa in merito, ok?
D. È cambiata molto la tua vita da quando hai iniziato a fare l'attrice a Roma?
R. Non particolarmente. Cambiano le abitudini, le distanze, le persone e soprattutto gli orari, ma sono stata brava a preservare la mia vecchia vita, finanche le mie vecchie amicizie, che per fortuna sento abbastanza vicine anche se sono qui nella capitale.
D. A quale esperienza lavorativa sei rimasta più legata?
R. Potrà sembrare assurdo, ma direi nessuna. Mi lego sempre a quello che vivo, nel presente, ma finito lo spettacolo lascio e vado avanti, un po’ come faccio nella vita privata.
D. Hai lavorato tanto in teatro, cosa ricordi dei primi anni?
R. Sacrifici, sacrifici e sacrifici. Nonostante sono passati circa 20 anni continuo a fare sacrifici. A tal proposito posso dire che la prima “bonona” uscita da un reality che sento in TV asserire di voler far l’attrice la denuncio per oltraggio al sacrificio di centinaia di migliaia di attori bravi nel mondo.
D. Quali registi ti hanno diretta sino ad ora?
R. Partendo dalla prima in assoluto, Jenny Ribezzo, successivamente per uno spettacolo sulle Donne nelle opere di Shakespeare Robert McNeer che ha avuto il merito di farmi comprendere che anche nei ruoli più seri posso essere convincente, poi ho avuto la fortuna di studiare ed esser diretta sul palco da Enzo Garinei, Andrea Garinei, Walter Palamenga, Cinzia Allitto, Francesca Draghetti e Roberto Stocchi. Per ultimi, ma non per importanza Marco Daverio in “Gianburrasca” e Gianluigi Savini mio amico e socio! Nel cinema invece da Ciriaco De Lio in un cortometraggio.
D. Essere attrice di musical è per ogni artista una durissima performance fisica, che tipo di lavoro comporta sul corpo?
R. Durissimo, soprattutto per chi come me non è una ballerina professionista.
Si può sopperire, però, alle lacune in danza studiando come matti e con tanto allenamento. Io, ad esempio, lo scorso anno ho frequentato una scuola di musical.
D. Relativamente alla gestualità, alla mimica facciale, al tono della voce, fra cinema e teatro si può parlare di due distinti modi di interpretare?
R. Non sono due mondi separati, ma è semplice capire che mentre in teatro sei su un palcoscenico di fronte a mille persone e devi far capire quello che dici e vedere quello che provi anche alla millesima persona seduta in ultima fila, al cinema hai una telecamera sotto il naso che coglie ogni tuo più piccolo gesto.
Un bravo attore di cinema sarà molto probabilmente un bravo attore di teatro e viceversa, perché saprà gestire il proprio corpo e la propria voce a seconda delle situazioni, non a caso esistono corsi di “recitazione davanti alla telecamera” anche per attori di teatro professionisti.
D. Parliamo un attimo della TV. Che tipo di spettatrice sei? Con che difficoltà trovi nei palinsesti qualcosa che ti interessa?
R. Sono una spettatrice nella media, nel senso che la sera accendo la televisione e prendo quello che viene offerto da Rai o Mediaset e se non c’è proprio nulla di interessante neanche su Sky, passo dalla videoteca ed affitto un film.
Sembra che voglia sparare a zero su tutto, ma purtroppo la TV oggi è un ammasso di gente che si ricicla e che se oggi è nuda su di un calendario oppure alla ricerca di un uomo da Maria De Filippi, domani all’80% sarà conduttrice ed al 99% attrice.
Se proprio scopro che c’è qualcosa di interessante, e ciò avviene spesso in tarda nottata, lo metto in registrazione.
D. Le rappresentazioni teatrali sono purtroppo spesso concepite per arrivare alla maggior fetta di pubblico possibile sacrificando ahimè la profondità dei contenuti. Non trovi che questo atteggiamento possa alla lunga risultare accomodante e perciò nocivo per la sensibilità e la crescita del pubblico?
R. E’ vero solo in parte. A Roma, per esempio, troverai una simile situazione nei teatri di richiamo ed in quelli commerciali, quelli più famosi per intenderci, nei quali persone di scarso valore, ma famose in TV, si avvicendano sui palcoscenici della città pensando di raggirare lo spettatore e le sue tasche...non sempre è così però. I teatri più piccoli, (quelli cosiddetti di nicchia), vedono sera dopo sera attori bravissimi scambiarsi battute come se parlassero, rendendoti partecipe di una finzione che per un paio d’ore senti tua, più vera che mai.
Il pubblico da parte sua, dopo i primi tre spettacoli per i quali ha speso 70 euro per questo o quel nome famoso ha due possibilità: decidere di non andar più a teatro, tanto è sempre la stessa solfa, o di cambiare “giro” scoprendo finalmente il vero significato di una buona rappresentazione teatrale.
D. Come donna c’è in te una domanda a cui ti piacerebbe trovare una risposta?
R. Ho così tante domande che non saprei da quale cominciare. Posso dirti soltanto che mi spiace che nella nostra città d'origine, sia ancora lontana dal teatro e dalle sue infinite possibilità. Mi rammarico nel pensare a tutti quei bambini che forse potrebbero passar meno tempo davanti alla TV e che se ci fossero le possibilità potrebbero divertirsi studiando recitazione.
D. Che cosa ti ha dato la vita che non meritavi?
R. Troppe cose brutte, a partire dall’ invidia, ma in fondo ho sempre pensato che a fare del male non si guadagna nulla e quindi mi dico: Che sarà rimasto a queste persone dopo un piccolo attimo di gloria?
D. Guardandoti allo specchio, cosa vedi?
R. Una ragazza che spera e che lotta, affinchè il suo sogno diventi realtà.
D. Qual è il segreto per avere successo?
R. Non mollare mai.