venerdì 9 gennaio 2009

Valerio Pietrini...un fuoriclasse di Raiuno



Intervista esclusiva realizzata il 9 Gennaio 2009 da Ilaria Solazzo a Valerio Pietrini per ‘castzine’.

Valerio nasce come percussionista all’età di 14 anni e dal 1996 si occupa di musica. Ad oggi frequenta la scuola di musica CMP della maestra Viviana Tacchella di Piombino. In questo periodo, ha interpretato come solista cover di autori famosi sia brani inediti da lui scritti arrivando a cantare per platee importanti come quella delle selezioni regionali dei finalisti per Sanremo. Nel Novembre 2007 partecipa al programma “I Fuoriclasse”, condotto da Carlo Conti in onda su Raiuno in prima serata, cantando con artisti come Zucchero, Iva Zanicchi e vari altri. Il 19-20-21 Settembre 2008 in corrispondenza del 60°anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani, partecipa al Geneva World Peace Festival, concerto per la Pace della durata di tre giorni allestito in Piazza delle Nazioni di fronte alla sede dell’ONU a Ginevra, con artisti di calibro internazionale tra cui Terence Trent D’Arby, Norma Ray, Kaleo Futuristo, Francis Lalanne e vari altri con i due brani da lui scritti “4Wrld” e “Africa”. Il 6 novembre 2008 si esibisce al Piper di Roma come vincitore della sezione cantautori de Tour Music Fest(Premio Tour Music Face). Dal 1998 partecipa a svariati musical a livello regionale, sia in teatro che in giro per le varie manifestazioni toscane, in collaborazione della compagnia della suddetta scuola interpretando ruoli più o meno principali, (Danny in Grease, Frank in The Rocky Horror, Quasimodo in Notre Dame, Rugantino, Seymour in Little Shop of Horror, Erode in Jesus Christ Superstar, Che in Evita, presente in altri anche come ballerino). Attualmente si esibisce anche in serate live music e come percussionista in dj set chill-out e house. Oltre a questo ha avuto anche un ruolo marginale nel film “N” di Paolo Virzì del 2006come nobiluomo e guardia a cavallo. Come autore, Valerio, scrive poesie popolari e brani per altri interpreti.

D. Come hai iniziato? Dove hai mosso i primi passi?
R. Il primo approccio con la musica l'ho avuto durante il catechismo, da bambino, ricordo che mi facevano cantare tutte le preghiere che ci insegnavano, ed effettivamente questo rendeva il tutto più interessante....Poi sono saltato decisamente dal sacro al profano, perché all'età di 14 anni ho iniziato a suonare le percussioni, quelle tipiche da "spiaggia" per intendersi ed infatti sono molto affascinato dalla musica tribale in genere, specialmente quella Africana, ho anche scritto una canzone che si intitola proprio Africa, proprio perché secondo me quella è l'origine di tutto.
D. Di cosa ti occupi nel settore spettacolo oltre alla musica?
R. Mi piace l'arte della recitazione, riuscire a calarsi nei panni di un personaggio che non sia te stesso mi affascina...Ho preso parte al film "N" io e Napoleone di Virzì, come guardia a cavallo, gendarme ed altri piccoli ruoli, e devo dire che è stata un’esperienza travolgente...Non immaginavo che dietro un film ci fosse tutto quel lavoro, tutte quelle riprese e tutte quelle persone...Ricordo che una scena veniva girata un sacco di volte ed ogni volta a me sembrava buona...Ero emozionatissimo.
D. Puoi ritenerti soddisfatto di quanto ottenuto in questi anni, oppure no?
R. Considerando che ho sempre fatto musica con il solo scopo di divertirmi e no ho mai preteso altro, mi ritengo soddisfatto e fortunato. A volte si abbandonano le proprie idee, ma poi ci si ritrova in situazioni che sono ben lontane dal vero scopo che da ragazzo mi ha spinto a suonare, a cantare ed a scrivere le miei canzoni.
D. Se non avessi lavorato nel campo artistico, che professione avresti voluto svolgere?
R. Avrei cercato un lavoro che mi avrebbe lasciato tempo per fare musica...Ma ricordo che da piccolo volevo fare il marinaio come mio nonno.
D. Fra i molti progetti a cui hai lavorato, ce n’è uno tra tutti che vuoi descrivermi? Per quale motivo?
R. A Settembre 2008 ho suonato al Geneva World Peace Festival, un concerto per la pace allestito in Pazza delle nazioni a Ginevra, di fronte alla sede dell'ONU. Ho partecipato con due brani: 4Wrld ed Africa, il primo racconta la storia della figlia di un Kamikaze ed il figlio di un soldato Americano ed è cantato da due bambini, il secondo parla del mio amore per l'Africa. Quando li ho scritti l'ho fatto sperando che servissero per uno scopo che andasse al di là della mera pubblicità, ed aver partecipato a questo concerto dove erano presenti anche altri artisti che a loro volta cercano di dare un contributo per la pace, tipo Terence Trent D'Arby, Norma Ray, Kaleo ed altri, mi fa credere di essere riuscito nel mio intento.
D. C’e’ qualcuno a cui vorresti dire grazie? Perché?
R. Ad Agnese, la mia ragazza...Non è facile stare accanto ad uno come me che "non ha mai pace", sono sempre indaffarato e sempre preso dalla musica che a volte mi rendo conto pure io di vivere un po’ tra le nuvole.
D. Come sono le giornate non lavorative? Sempre in cerca di pubblic relation o all’insegna dell’assoluto relax?
R. A volte qualche momento di Relax me lo prendo, ma sono rari. Ogni volta che parto per un viaggio dico: per una settimana me ne sto sdraiato al mare e la sera a letto presto, invece poi mi ritrovo a parlare di musica sotto l'ombrellone e la sera con un microfono in mano a far cantare i mie compagni di viaggio...è più forte di me.
D. Come ti immagini tra 40 anni?
R. Compro una casetta di legno sulla riva di un fiume e me ne sto lì a pescare tutto il giorno con mio nipote.
D. Che rapporto hai durante le tue esibizioni con il tuo pubblico?
R. Prima di andare in scena mi sento come a scuola prima di un interrogazione, una volta che sono partito divento pubblico anch'io...Loro ascoltano la mia voce ed io ascolto le loro emozioni...Non c'è cosa più bella.
D. Qual è secondo te la sfida più bella della tua vita?
R. La prima maratona che ho fatto. A Berlino...A partire dalla preparazione fino alla gara...è stato incredibile...Una sfida contro me stesso. C'è voluto tanto allenamento, ma se riesco a fare una maratona vuol dire che riesco a fare tutto...o quasi.
D. Quali sono per te i grandi spettacoli musicali della vita cui assistiamo?
R. Sono nato e cresciuto in campagna e definirei spettacolo musicale anche un gallo che canta e gli altri che rispondono o che cantano insieme a lui.
D. La tua famiglia ti sostiene? Hai chiari i tuoi obiettivi privati e professionali?
R. Diciamo che non mi intralcia, ma inizialmente erano un pò diffidenti sul fatto che facessi il musicista ed effettivamente è un lavoro che lascia poco spazio alla quotidianità ed alle scadenze a lungo termine…al punto che ancora non ho le idee molto chiare sul mio domani.
D. Quali consideri le tue vittorie? Quali aspettative hai oggi su te stesso?
R. La vittoria più grande è che non mi passa mai la voglia di fare musica, e questo mi piace. Non chiedo niente e non mi aspetto niente, è un amore incondizionato dove sai di dover dare e non puoi pretendere di ricevere.
D. Ti piace il mondo in cui vivi?
R. Si, perché non c'è mai niente di scontato.
D. Quali sono le passioni della tua vita privata?
R. Adoro correre...tra l'altro è quando corro che mi vengono le idee per le canzoni.
D. Hai sogni non realizzati? Di cosa hai paura?
R. Mah...Ho sempre avuto sogni realizzabili, non ricordo di averne lasciato in sospeso qualcuno. La pura più grande che ho è di non credere più in me.
D. Esprimi un desiderio…
R. Peace, love and music. E’ la canzone di un mio amico cantautore Hawaiano, (Kaleo), penso che raccolga in se i desideri di tutti.
D. Consigli e raccomandazioni per chiunque voglia intraprendere la tua stessa strada?
R. Suona e riempiti di musica, divertiti, tappati le orecchie e suona.
D. Un saluto per gli amici di ‘Intervistando’.
R. Ciao a tutti...e come si dice su Myspace : Buona musica.

giovedì 8 gennaio 2009

Marco Nocera...un bravo regista televisivo





Intervista esclusiva realizzata l’8 Gennaio 2009 da Ilaria Solazzo a Marco Nocera per ‘castzine’.

Marco Nocera nasce a Brindisi nel marzo del 1985. Sin da piccolo mostra passione per la musica. A 8 anni compare ai microfoni di ‘Ciccio Riccio’, emittente brindisina, e da quel momento si innamora del mondo della radio. Per poi evolversi alla TV, grazie a ‘Telenorba’, dove va a trovare ‘Toti & Tata’. Nel 2000 compare in uno spot per una trasmissione di Antonio Stornaiolo. A 17 anni collabora con ‘Ciccio Riccio’, in forma non ufficiale per la realizzazione di un programma tv per ‘Antenna Sud’ per poi passare nel 2003 a ‘Radio Dara’, (acronimo di Diffusione Audio Ricerca Aperta), dove realizza due programmi di musica. Nel frattempo collabora con ‘Puglia TV’, emittente televisiva brindisina, nel programma “GIOVANI”, in veste di ospite-cameraman. Nel 2005 conosce Dario Micaletti, suo attuale grande amico, con il quale è in corso una produzione musicale. Nel luglio 2005 Marco si diploma come perito tecnico di elettronica e telecomunicazioni all'ITIS Giorgi di Brindisi. A settembre 2006, si aggrega ad un gruppo diretto da Dario, per animare le città e realizzare l'11 aprile 2007 uno spettacolo (il "Work Night Live"), realizzando il video integrale dello spettacolo e del backstage. Da ottobre Marco risiede a Roma, per studiare al DAMS, (ovvero Discipline di Arte Musica e Spettacolo), all'università di Roma3. Attualmente è impegnato nella realizzazione di alcune sceneggiature per cortometraggi ed alcuni videoclip musicali, essendo iscritto alla SIAE dal 2007 come autore e compositore di canzoni. Ne sono state prodotte alcune, che sono in via di ritocco. Solo una è attualmente già disponibile: ‘Scappa al massimo’, in duetto con Andrea Longo aka Chiasso MC, rapper autore del testo modificato del brano. Il brano è disponibile su www.MySpace.com/marconocera.

D. Anzitutto grazie della tua disponibilità e benvenuto sul sito ‘INTERVISTANDO’. Il mondo dello spettacolo ha in qualche modo influenzato la tua vita privata e viceversa?
R. Sinceramente a farci caso...credo di più in quel che faccio e sono più nervoso e pretendente.
D. Svolgi una professione che potremmo definire multicanale: quali sono le caratteristiche necessarie per comunicare in modo efficace su diversi media?
R. Bisogna capire chi è lo spettatore e magari cercare di adeguarsi...questo è il concetto fondamentale...poi varia in base al mezzo. Per me la radio dovrebbe essere fatta essenzialmente di musica e notizie. La pubblicità non la sopporto molto, seppure sia la principale fonte di reddito dell'emittenza privata.
D. Oltre al cinema hai fatto anche radio e TV. Per quale radio hai lavorato? Con quale mansione? Per quanto tempo?
R. Per il cinema ho fatto giusto qualche comparsa... nulla di particolare. Voglio intanto dire che in radio ci entrai per curiosità a soli 8 anni, ma mi ricordo che l'amore per la radio è nato quando fui ospitato a ‘Ciccio Riccio’ durante una visita ed intervenni in diretta. Mi ricordo che vi era Ilia D'Arpa ed è grazie a lei, grazie a Mino Molfetta ed a Ernesto Solimene che ho potuto iniziare anche se in maniera indiretta, osservando e "rompendo le scatole". Ho collaborato poi per Ciccio Riccio TV, quando iniziò, per i primi due mesi, ma poi per causa di uno scarso profitto scolastico Mino Molfetta ha scelto saggiamente di allontanarmi dalla radio. Ed ha fatto bene! Stessa cosa è successa a ‘Radio Dara’, dopo un anno, dove ho lavorato a titolo volontario. Solo che poi mi sono allontanato io per motivi di studio, oltre a qualche incomprensione nata con alcuni colleghi. Nello stesso periodo in cui ero a ‘Radio Dara’ ho fatto la mia comparsa a ‘Puglia TV’, nel programma "Giovani", condotto da un frizzantissimo Mario Antonelli, che era anche a DARA per la versione radiofonica del programma. Io nel programma ho dimostrato il mio amore per la parte tecnica...mi impossessavo sempre di una delle due/tre telecamere.
Attualmente lavoricchio a Roma qualche volta con qualche società di produzioni televisive per servizi giornalistici, dove faccio l'assistente cameraman o l'autista e nel frattempo mi dedico alla scrittura di qualche idea per cortometraggi. Quando sto a Brindisi, se mi chiamano per qualche service video, mi muovo con le mie attrezzature e lavoro. Ma è raro.
D. La TV consente di lavorare sia davanti che dietro la telecamera, tu che hai sperimentato entrambi i casi cosa puoi raccontarci?
R. La cosa è semplice: chi è davanti alla telecamera è "schiavo" di quello che è dietro. Nel senso che deve rispondere ai comandi del regista e del cameraman, rispettando un copione, (magari anche improvvisato), per formare la scena oppure una parte della scena ed adeguandosi a ciò. Ovviamente nel sistema vi è tutta una gerarchia. Anche i registi sono "schiavi" dei produttori e degli sceneggiatori, a volte sono loro stessi.
Ma comunque è una cosa stupenda, perché poi si sa che quel lavoro lo vedranno un po' tutti... in tv o al cinema, indifferentemente dal ruolo ricoperto. Per me vanno bene anche alcuni secondi di gloria nelle fiction o nei film, dove compaio. Ammetto di essere un po' egocentrico. Il lavoro dietro alla telecamera è alquanto silenzioso, fatta eccezione per la regia.
D. La telecamera digitale ed il computer, a tuo avviso, hanno davvero modificato il processo creativo?
R. Considerando che molti film, molte fiction e molti cortometraggi sono attualmente girati in pellicola 35mm o 16mm, fatta eccezione per le trasmissioni televisive ed alcuni cortometraggi e lungometraggi con budget economico limitato, la rivoluzione del digitale ha investito in pieno tutti, riducendo tempi e costi di lavorazione del "processo creativo", soprattutto in postproduzione. Basti pensare che adesso, con le nuove telecamere a memory card, (vi sono anche le videocamerine palmari), un filmato di 10 minuti viene portato in lavorazione nel giro di poco più di una trentina di secondi. E poi gli effetti speciali sono più elaborati e chiedono meno fatica per la loro realizzazione, per chi ne fa uso chiaramente. Seppure il digitale sia molto snello, la pellicola ha il vantaggio di avere una gamma completa dei colori e non sballa l'immagine!
D. Quali sono le caratteristiche importanti per poter divenire un buon professionista nel settore?
R. Bella domanda. Dipende tutto si basa sulla mansione che si ha, ma chiaramente nel campo delle riprese contano la stabilità dell'immagine ed una buona mano, oltre alla conoscenza al dettaglio dell'attrezzatura che si usa, chiaramente.
D. La tua famiglia è contenta della tua carriera? Chi ti sostiene fin dagli esordi?
R. Certo, ma la cosa importante è che mi laureo...dato che ogni tanto allontano i libri. Tipico di tutti gli aspiranti registi: serve passare direttamente all’azione!
D. In ambito lavorativo ha mai perso la fiducia per qualche collega di cui ti fidavi?
R. Purtroppo sì... ma quel che è peggio che spesso sono le persone che si fanno credere vicine a tradire. Brutta cosa!
D. Qual è la sua strategia per neutralizzare persone troppo sfacciate che si avvicinano a te solo per opportunismo?
R. Basta ripagarle con la stessa moneta. Io reagisco. Come diceva un antico proverbio: ‘Ci sì martieddu batti, ci sì incudine statti!’.
D. Esiste secondo te nel settore spettacolo l'amicizia leale tra un uomo ed una donna prescindendo da qualsiasi forma di interesse?
R. Certo. Spesso nasce per condivisione di una passione. Di amicizie ne ho tante, seppure superficiali.
D. Il cinema è stato fatto per l’uomo oppure l’uomo per il mondo cinematografico?
R. Dipende se l'uomo ragiona con la sua testa o se si lascia burattinare...Ma penso che il cinema è fatto per l'uomo, parlando del servizio delle multisale e dell'intrattenimento.
D. Trovi la felicità in te stesso o nelle cose che realizzi con il tuo lavoro?
R. Se si tratta di una breve felicità, nel lavoro. La vera felicità deve ancora arrivare. Sono in fase di meditazione, ma non significa che sono infelice.
D. Tendenzialmente ti ritieni un’artista socievole o solitario?
R. Probabilmente molto solitario. La solitudine è madre della creatività, perché permette di concentrare le proprie forze su qualcosa. Ma mi alterno. Quando lavoro di cervello, voglio essere lasciato solo.
D. Nel quotidiano aiutano di più i vizi a vivere o le virtù a morire?
R. Fifty-fifty. I vizi sballano, le virtù fanno ragionare.
D. La certezza più grande della tua esistenza qual è?
R. L'amore dei miei genitori...se ci si riferisce a ciò.
D. Hai delle paure? Le hai mai sfidate?
R. Credo che a sfidare la paura si trovi il risultato di cui si ha paura! Permette di capire molte cose e di ragionare.
D. Progetti futuri?
R. Vivere il presente, magari in maniera più scaltra e strafottente. Meglio essere ottimisti ed aver torto che esser pessimisti ed avere ragione, diceva qualcuno. Il 2009 lo vedo come anno reattivo, da parte mia.
Un abbraccio a tutti...no...a tutte...generalizzo... un abbraccio, se no c'è chi si potrebbe offendere!

martedì 9 dicembre 2008

Florinda Ciracì speaker di Idea Radio



Intervista esclusiva realizzata il 9 Dicembre 2008 da Ilaria Solazzo a Florinda Ciracì per ‘castzine’.

Florinda Ciracì è nata in Puglia a Latiano, (Brindisi), 31 anni fa. La sua esperienza decennale come speaker radiofonica ha avuto inizio negli studi di Idea Radio. Ha avuto la possibilità di lavorare al fianco di numerosi speaker e di varie altre figure professionali. Conduce da tempo un programma nella fascia pomeridiana a cui non ha ancora dato un nome per mancanza di tempo. E’ disposta ad accettare consigli dai lettori di ‘Intervistando’ che volessero suggerirgliene qualcuno originale.





D. Florinda, ricordi le motivazioni che ti hanno spinto verso la carriera radiofonica e il tuo primo programma?
R. Il mondo della radio e dell'informazione in generale mi ha sempre affascinato. Non c'è stato un motivo in particolare che mi ha spinto a fare radio. Chi ama questo mondo prima o poi ci finisce dentro per una serie di fatalità, come è successo a me. Il mio primo programma lo ricordo ancora. A fare la prima richiesta radiofonica è stato l'ultimo esemplare del tirannosauro rex...ovviamente scherzo, (non c'era bisogno di dirlo..spero). Il mio primo programma era interamente fatto dai radioascoltatori con dediche e richieste che non finivano mai, (per mia fortuna). Tramite telefono e tramite posta, (all'epoca non c'erano ancora sms ed e-mail)…arrivavano davvero tantissime richieste.
D. Rispetto agli esordi, com’è cambiato il tuo modo di fare radio?
R. Non so! Probabilmente dovrebbe dirlo qualcuno che mi segue, (molto coraggiosamente), sin dagli inizi, che mi ascoltava allora e che mi ascolta ancora adesso. Diciamo che dall’epoca ad oggi sono cambiate per me molte cose: ho cominciato che ero una ragazzina ed ora sono una trentenne. Perciò è naturale che questi “passaggi”, questi “cambiamenti” abbiano avuto una ripercussione anche sul lavoro che faccio che è fatto di canzoni, di pensieri, di parole e di idee… Purtroppo, non ho l'abitudine di riascoltarmi, perché non mi piace farlo. Ad ogni modo, spero di essere migliorata almeno un po’.
D. I tuoi brani preferiti quali sono nel 2008?
R. Dipende da quanto spazio posso occupare con questa intervista! Sono davvero tanti ed è difficile scegliere. In questo periodo, ad esempio, mi incuriosisce molto la musica latinoamericana: Ibrahim Ferrer, Omara Portuondo, (molti li ricordalo per il film Buena Vista Social Club), ma anche Chavela Vargas, Cesaria Evora, Dulce Pontes, ecc.
D. Quali sono i pregi ed i difetti di questa tua professione?
R. Un pregio è sicuramente quello che la radio ti porta a conoscere tantissime persone; dal personaggio pubblico che conoscono un po’ tutti alla casalinga che si fa i fatti suoi in casa mentre ascolta la radio e ti chiama perché mandi un brano troppo soft e lei, che sta già sta stirando, giustamente, ha bisogno di ascoltare qualcosa di più movimentato. Difetti ancora non ne ho trovati.
D. Raccontaci la cosa più divertente che ti è successa durante una diretta radiofonica?
R. Proprio divertente non direi. Una volta ero in diretta e sono venuti a trovarmi dei radioascoltatori. Tra una chiacchiera e una richiesta ho dimenticato il microfono aperto. Ricordo anche che fu un'ascoltatrice ad avvisarmi. Che figuraccia!
D. Quando eri piccola cosa sognavi di fare in età adulta?
R. La fotografa. Poi è diventato il mio hobby.
D. Tra i tuoi colleghi chi è colui con il quale ti senti a tuo agio?
R. Che domande! Ma ovviamente con tutti.
D. Quante ore settimanali dedichi ad ‘Idea Radio’?
R. Vuoi sapere da contratto? Dai scherzo! Non so…non le conto mai.
D. Cosa provi quando interagisci telefonicamente con i tuoi radio-ascoltatori?
R. Dipende! Quando mi fanno i complimenti sono felicissima e li amo, altrimenti chiudo al primo insulto. No, dai...è qualcosa di speciale, sopratutto quando chiamano per chiederti un consiglio perché hanno rotto con il proprio ragazzo o ragazza; quando ti sentono amica e ti chiamano per sfogarsi per qualche situazione ingarbugliata che stanno vivendo oppure quando chiamano semplicemente per chiederti l'indirizzo per mandarti un caffè.
D. Il tuo sogno nel cassetto è?
R. Vincere la lotteria e girare il mondo.
D. Progetti futuri?
R. Ci sto pensando...non ho le idee molto chiare! Posso risponderti tra qualche anno?
D. Un consiglio per i giovani che vogliono iniziare a fare radio?
R. Se volete fare radio fatelo per voi pensando agli altri, cioè non pensate di fare radio per mettervi in mostra, ma per riuscire a trasmettere quello che di bello avete nel vostro cuore e nella vostra testa. A volte chi fa radio dimentica proprio la cosa più importante: che dall'altra parte ci sono “persone” che l'ascoltano.
D. Un tuo segno particolare?
R. Bellissima!!! Scherzo!!!! Non ho particolari segni di riconoscimento... fortunatamente. I miei genitori mi hanno messo un microchip in caso mi smarrisco, ma ad occhio nudo non si vede.
D. Un saluto per gli amici di ‘Intervistando’.
R. E' proprio necessario? O mamma! Che richiesta difficile! Puoi farmi la domanda di riserva? Eccolo... ce l'ho! “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Che filosofa che sono!!!
Un bacio a tutti! E ovviamente ascoltate Idea Radio www.idearadionelmondo.it

giovedì 4 dicembre 2008

Pierpaolo De Mejo, un regista eccellente



Intervista esclusiva realizzata il 4 Dicembre 2008 da Ilaria Solazzo a Pierpaolo De Mejo per ‘castzine’.

Pierpaolo De Majo ha studiato regia e sceneggiatura cinematografica all’Università di Roma Tre, dove si è laureato nel 2008 con tesi sul metodo Stanislavskij e sul metodo Alder. Parallelamente agli studi universitari, ha lavorato in teatro come attore.
Ha esordito accanto al padre nel 2002 con il “Macbeth” di W. Shakespeare.
Dal 2005 dirige ed interpreta diversi cortometraggi.
Nel 2007 ha fondato assieme ad altri artisti una compagnia teatrale che porta il nome di sua nonna Alida.
Nel 2008 ha realizzato “Come diventai Alida Valli” un film documentario sull’attrice italiana presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma 2008.




D. Spieghiamo ai lettori di ‘Intervistando’ quando e come è nata in te questa passione per l’arte?
R. La famiglia conta molto nella formazione culturale e nello sviluppo della sensibilità di un individuo e sotto questo punto di vista sono stato molto fortunato. Devo molto a mio padre se nel mio caso, assieme ai cartoni animati ed alle partite di pallone sotto casa, fin da piccolo ero abituato a vedere giornalmente e con entusiasmo i grandi classici del cinema. Da Chaplin e Keaton ai film italiani dei telefoni bianchi, dall’Espressionismo tedesco ed il Neorealismo ai classici hollywoodiani, da Welles e Hitchcock a Kurosawa, Kubrik, fino a Coppola e Scorsese. Tanto, tanto cinema e non ne avevo mai abbastanza. Vedevo sempre qualcosa di misterioso e di magico nei volti degli attori, nei dialoghi, nelle scene. Poi crescendo ho intrapreso la mia strada e dopo il liceo ho studiato Storia del Cinema e Regia cinematografica nella mia città, Roma.
D. Perché hai voluto girare un film su Alida Valli?
R. Per tanti motivi connessi tra loro. Innanzitutto perché, ad un anno dalla scomparsa di mia nonna, ho avuto paura che la sua figura, così riservata e poco appariscente nel corso della sua esistenza, andasse gradualmente sparendo nell’immaginario collettivo. Viviamo ormai in un mondo dove regna la politica del successo facile e fugace. Il messaggio televisivo è chiaro: chiunque può arrivare alla notorietà, non servono capacità intellettive o artistiche, basta sapersi vendere. In questo panorama degradante, è facile che tutto si mischi creando un enorme caos, in cui le persone che hanno avuto o hanno davvero importanza e valore, vengano ignorate, dimenticate in favore di personaggi protagonisti di insulse liti televisive e programmi dai bassi contenuti che non fanno altro che creare falsi miti de anestetizzare il pubblico a casa.
Un altro motivo nasce dal bisogno di raccontare il mio affetto verso una persona così importante nella mia crescita.. Insomma, un viaggio alla riscoperta ed alla scoperta delle mie origini.
D. Essendo figlio d’arte diventare anche tu attore e regista come tuo padre e
come tua nonna ha rappresentato una sfida con te stesso?
R. E’ una sfida tutt’ora. Oggi non so ancora bene cosa voglio dalla vita. Né tantomeno ho avuto conferma assoluta di possedere delle potenzialità valide. Non mi sento ancora pronto per definirmi in un mestiere. Sono molto autocritico e cerco continuamente di mettermi alla prova.
D. Quali privilegi si hanno quando si appartiene ad una famiglia di nomi illustri?
R. In generale, tanti. Lo ha anche detto Alessandro Gassman di recente. Ma nel mio caso specifico i privilegi non sono tanti quanto la gente potrebbe pensare. Mia nonna e mio padre hanno sempre vissuto concentrandosi solo ed esclusivamente al loro difficile mestiere di interpreti, senza pensare ad accaparrarsi “spicchi di terreno”. Inoltre mia nonna si è ritirata dalle scene proprio mentre iniziavo il mio percorso di formazione e mio padre, che ha avuto il suo successo negli anni ’70, non ha mai avuto uno spirito “imprenditoriale” nel campo. Raccomandazioni, se ne avessi, forse non sarei neanche in grado di sfruttarle. Riesco ad appassionarmi alle cose che faccio solo quando sento di meritarle davvero. Ho un nome alle spalle, certo, ma oggi devo contare soprattutto sulla mia forza di volontà. Di difficoltà ne incontro quotidianamente anch’io come tutti. Basti pensare che è più di un anno che stiamo cercando con fatica una sede per conservare l’enorme ed incredibile patrimonio di documenti ereditati da mia nonna. E anche il documentario che ho realizzato è stata una sfida iniziata dal nulla che ho portato avanti solo grazie all’aiuto delle persone che hanno creduto al progetto.
D. Dal punto di vista produttivo, come ti sei organizzato per realizzare il tuo ultimo progetto? Quanto è costato il film? Chi ha scelto troupe e cast ?
R. Abbiamo realizzato il film grazie al contributo dell’IMAIE ed è costato molto poco. Non c’erano grosse spese da affrontare e poi, essendo un’opera molto personale, mi sono rivolto ai miei più cari amici che, da veri artisti quali sono, hanno prontamente contribuito all’opera con bravura e passione. Ognuno ha aggiunto qualcosa di sua competenza senza anteporre questioni economiche. Con Antonio Tarallo ho lavorato alla sceneggiatura, con Armando Valletta (che ha composto anche le bellissime musiche) al montaggio, Chiara Graziano ha fatto l’aiuto regia ed ha curato alcune riprese. Le voci fuori campo sono di Valentina Taddei e Maurizio Pulina, due bravissimi attori, anche loro miei amici di vecchia data. Senza l’aiuto di tutti loro non ce l’avrei mai fatta ed è proprio a loro che va il mio ringraziamento.
D. In che rapporto vedi il tuo film con altri esperimenti del genere prodotti da altri tuoi colleghi?
R. Credo che il mio sia stato un viaggio affrontato in modo molto particolare nel riscoprire una persona cara. Ho unito l’autobiografia di mia nonna (che abbiamo ritrovato in un cassetto), le foto ed i filmini privati assieme ai ricordi di me e mio padre, di Lina Wertmuller, Piero Tosi e Giuseppe Rotunno. Dal punto di vista registico ho usato più cuore che tecnica ma credo che per il progetto, una cosa del genere fosse essenziale.
D. In che modo la tua opera arriverà ad una distribuzione di massa?
R. Stiamo entrando in contatto con alcune realtà distributive ed alcuni Festival esteri ci hanno chiesto la proiezione. Ma è ancora un terreno aperto, cercheremo di dare al film la giusta visibilità.
D. Il tuo rapporto con tua nonna com’era?
R. Bellissimo, come dovrebbe essere di norma per ogni nipote. Era una persona molto umile con cui potevo parlare di tutto. Solo crescendo mi sono reso conto della sua importanza come artista e ho trovato in lei una fonte inesauribile da cui assorbire maggiori conoscenze del campo. Tutto il resto (il mito, il successo, le passerelle) conta poco per me quanto contava poco per lei. Era semplicemente mia nonna, è questo quello che conta. Quando c’è l’affetto di mezzo, ogni altra cosa passa in secondo piano.
D. C’è un’artista del passato che ha influenzato la tua formazione?
R. Più di uno. Fin da piccolo, Charlie Chaplin è un mio idolo (ho visto “il monello” un centinaio di volte non mi stanco mai di rivederlo), così come Buster Keaton. Poi crescendo ne ho trovati altri: Kubrik e Welles su tutti. Per quanto riguarda la recitazione (dirò una banalità!), Marlon Brando. Recitava anche con la schiena e mi sono talmente focalizzato sulle sue interpretazioni che le ho prese in analisi nella mia tesi di laurea. Oggi seguo molto due attori straordinari: Johnny Depp e Benicio Del Toro.
D. Se non si è economicamente forti si può dar vita ad un cortometraggio oppure ad un lungometraggio?
R. Il digitale ha aperto possibilità che qualche anno fa erano impensabili. Oggi un giovane cineasta può realizzare un cortometraggio non senza difficoltà ma con pochi soldi e con dei tempi di realizzazione relativamente ristretti. Per il lungometraggio non mi sento di dire la stessa cosa. Richiede dei tempi di lavorazione e dei costi maggiori e se viene realizzato a costo zero, il rischio è quello di tralasciare il discorso qualitativo. Non è escluso però che una troupe composta da persone in gamba ed una buona idea di base possano dar vita ad un opera lodevole. Il problema fondamentale rimane comunque quello della distribuzione.
D. Cosa suggerisci ai giovani cineasti che hanno voglia di fare un film ma non hanno un produttore che li sostenga?
R. Volere è potere. Ci vuole tanta forza di volontà e convinzione nei progetti che si affrontano. Oggi la realtà cinematografica italiana offre poche possibilità ai filmaker che voglio autoprodurre una propria opera. Bisogna avere molta inventiva e sapersi anche arrangiare (non dimentichiamoci che il Cinema è fatto da artigiani!), però allo stesso tempo non si devono trascurare i dettagli, la storia, i personaggi, la recitazione e tutti quegli elementi che risultano fondamentali per la costruzione di un film. Consiglierei a tutti di iniziare con il cortometraggio e poi fare esperienza sul campo, magari come aiuto regista. Poi, col tempo, conoscere persone valide e fidate con cui collaborare e gettare le basi per la realizzazione dei propri progetti. E poi ci vuole anche tanta fortuna! Ma sono sicuro che se si è bravi e preparati prima o poi l’occasione arriva per tutti.
D. Cosa ti affascina di più della recitazione?
R. E’ un mondo magico. Dare vita a personaggi reali e di fantasia, usare la propria immaginazione, trasmettere emozioni al pubblico, ma soprattutto lavorare su se stessi. E’ qualcosa che non capita in tutti i mestieri. Sono convinto che per recitare serva soprattutto il cuore, la capacità di provare emozioni. Non mi piacciono gli attori che usano solo la tecnica. La tecnica è fondamentale, va affinata, ma è un mezzo al servizio delle proprie emozioni. Mai enfatizzare l’azione sulla scena per cercare di mostrare la propria bravura tecnica e per far colpo sullo spettatore. Cito il grande attore Martin Landau: “Solo l’attore mediocre si sforza di piangere. Il grande attore si sforza per non piangere”.
D. Il filone cinematografico che prediligi è?
R. Non c’è un filone che prediligo in particolare, amo i film che abbiano una storia e dei personaggi interessanti da raccontare. I filoni possono essere bellissimi o pericolosi a seconda delle situazioni. Adoro ad esempio i film gialli, horror e polizieschi del Cinema di genere degli anni ’70 ed ’80, perché hanno dato spazio a grandi autori “artigiani”, solo oggi rivalutati, del nostro Cinema, ma ad esempio interromperei il filone giovanilistico - scolaresco degli ultimi anni: rivela una quasi totale assenza di contenuti e troppa attenzione al botteghino. Non dimentichiamoci che il Cinema è fatto di incassi, ma soprattutto di storie.
D. Hai lavorato da solo alla costruzione del tuo personaggio?
R. Nessun personaggio, sono quello che sono. Timido e riservato. Cerco sempre di affrontare tutto con umiltà.
D. Hai altri progetti in cantiere, ce ne vuoi parlare?
R. Con l’Associazione Alida Valli, di cui sono Presidente, come già detto, stiamo lavorando assieme al Comune di Roma per reperire degli spazi utili alla conservazione del materiale. Poi c’è ancora in ballo il progetto di far uscire la prima biografia ufficiale su mia nonna. Realizzare un film sulla sua vita, magari per la tv, rimane per ora un sogno, ma non è detto che sia irrealizzabile. Per quanto riguarda me singolarmente, in questo momento ho una grande confusione di idee in testa. Sto scrivendo la sceneggiatura di un cortometraggio da realizzare nel 2009 e poi vorrei tornare a lavorare in Teatro con la mia compagnia.
D. Cosa ti aspetti dal futuro?
R. Mi basta poco. Vivere la mia vita serenamente, essere sempre circondato dalle persone a cui voglio bene e affrontare ogni cosa con entusiasmo.
D. Tra 10 anni come ti immagini?
R. E’ una domanda che mi faccio spesso e non mi so dare nessuna risposta. Potrebbe succedere di tutto. Forse è giusto che viva almeno per un pò nel dubbio, nell’attesa. E’ uno degli aspetti di questo mestiere.
D. Da 1 a 10 che voto dai a quest’intervista? Per quale motivo?
R. 10+ perché mi sono divertito molto. Spero di non aver detto troppe stupidaggini.
D. Lascia un tuo originale saluto rivolto ai lettori di ‘Intervistando’.
R. Cari amici di “Intervistando” guardate tanto bel Cinema e andate a teatro. Ci vediamo in sala.

lunedì 24 novembre 2008

Ugo Martino, un pittore di talento



Intervista esclusiva realizzata il 24 Novembre 2008 da Ilaria Solazzo ad Ugo Martino per ‘castzine’.





Ugo Martino è nato a Montesano S.M. (Salerno), artista emergente, si è diplomato presso il liceo artistico di Eboli (Salerno). Ha esposto in molte città italiane, le sue opere si trovano in gallerie d’arte e pinacoteche ed in collezioni pubbliche e private in Italia ed all’estero. E’ presente su riviste, periodici d’arte e antologie. Hanno scritto di lui: Vania Partilora, Gianni Pre, Zambelli, Marchetti, Lombardi, Mazzanti, Becherelli, Pozzolini, Barberi Squarotti, Lagreca, Raggini, Colombo, Puviani, Massarelli ed altri. Mostre realizzate: Montesano 1971 (collettiva)- Teggiano 1973 (collettiva)-Teggiano 1977 (collettiva)- Montesano Scalo 1979 (collettiva)- Montesano 1984 (collettiva)- Montesano 1985 (collettiva)- Ischia Porto 1985 (collettiva)- Empoli 1989 (collettiva)- Ferrara 1990 (collettiva)- Cesena 1990 (personale) Empoli 1990 (personale)- Sant’Arsenio 1990 (collettiva)- Sala Consilina Festa dell’Unità 1990 (collettiva)- Expo Arte Verona 1991 (collettiva)- Empoli 1992 (personale)- Sala Consilina 1993 (collettiva)- Prima Fiera Città Vallo (collettiva)- Montelupo Fiorentino 1993 (collettiva)- Firenze 1996 (personale)- Certosa di Padula 1997 (collettiva)- Certosa di Padula 1998 (collettiva)- Stoccarda(germania) 2001 (personale).

D. Come ha scoperto la sua vocazione di pittore?
R. Non credo di avere avuto un illuminazione improvvisa, sono pittore, perché esiste il colore e la sua scala cromatica, la sua gradazione di toni e le relative contrapposizioni contrastanti. Le opinioni, le sensazioni, le intensità di pensieri, gli stati d’animo che ci pervengono da un impercettibile e invisibile filo guida, si possono rendere tangibili con l’immenso cromatismo del colore. Con esso ci si libera da ogni preconcetto e credenza filosofica, ci si libera da qualsiasi formalismo in cui l’uomo si è inconsapevolmente imbrigliato.
D. Quando ha iniziato a disegnare?
R. Sfogliando i libri alle scuole elementari di via Borgo; disegnavo le immagini che più destavano in me curiosità e interesse, mi veniva spontaneo, mi piaceva. Ricordo di aver disegnato la copertina del libro Cuore di De Amicis , era l’immagine di un ragazzo appollaiato su un albero: “La piccola vedetta lombarda”.
D. Quali studi sono stati più incisivi e formativi per la sua produzione?
R. Per quanto riguarda lo studio della figura umana, le leggi della proporzione e la prospettiva, senz’altro sono state fondamentali, le ore trascorse ai cavalletti del Liceo Artistico.
D. Esiste nella sua pittura un filo conduttore, un denominatore comune, che è la figura umana come simbolo esistenziale e sociale. La Sua ricerca
all'interno della "dimensione uomo" è conclusa oppure ancora ci sono aspetti che non ha rappresentato o dubbi che non ha risolto?
R. E' la condizione dell’uomo ed il suo universo esistenziale il fulcro principale intorno al quale si muove la mia arte. Perché è l’uomo con la propria teoria filosofica che gestisce il suo spazio. La mia ricerca è inconclusa per le infinite cose che si potrebbero dire e fare e che ci sfuggono a causa del trascorrere del tempo.
D. Quale punto di vista adotta per rappresentare la realtà che la circonda?
R Il soggetto e l’oggetto è sempre l’uomo.
D. Cos'è, secondo lei, l'originalità?
R. L’originalità è mantenersi il più possibile fuori dagli schemi
precostituiti, dalle direzioni imposte dai programmi e dalle mode.
D. Si può parlare di originalità anche nel panorama artistico odierno oppure a suo avviso la pittura, al pari di altre forme espressive, è fatta di variazioni su un tema?
R. Certamente si può essere originali, pur guardando e pensando altri
artisti, anzi bisogna essere a conoscenza di ciò che altri hanno proposto e
propongono, ma è estremamente importante mantenersi in un proprio schema, nella
direzione che si vuole seguire.
D. Come rappresenterebbe l'Italia di oggi in un suo quadro? Perché?
R. Non riesco a immaginare un opera che possa rappresentare l’Italia.
D. I valori estetici di un'opera possono essere condizionati dalle proprie ragioni culturali?
R. Senza dubbio è influente il luogo in cui si vive e si fa arte.
Essere artisti dove vivo io, piccolo paese del Sud, lontano dalle grandi città, dove
maggiormente si possono avere riscontri, scambio di opinioni e idee, non è
semplice, a volte si ha un forte senso di vuoto di isolazionismo, ci si sente
invasi da quel male ansioso che è l’attesa.
Attesa di un sogno, di uno spazio illuminante che possa farti sentire portatore del tuo messaggio. Spesso si è presi da un profondo solipsismo, non si può pretendere nulla se si hanno nella mente e negli occhi artisti come Klee, De Kooning, Rosenquist, Basquiat. Ma forse deve andare così, in fondo sono felice della magica condizione che si è creata fra me ed il colore, fra i miei occhi e il supporto destinato all’opera.
In ultima analisi, voglio dire che i piccoli uomini sono da sempre costretti a
vivere sotto l’incessante pressione esercitata dai forti e questa situazione
dai tempi delle piramidi, ancora non è variata.
D. Si sente vicino a qualche particolare corrente artistica o a qualche grande nome del passato?
R. Amo quasi tutte le forme di arte, mi sento vicino a molti artisti.
D. Che consigli darebbe ad un giovane pittore di talento che sta muovendo i primi passi nel mondo dell'arte?
R. L’artista deve essere un ricercatore prima di se stesso e poi dell’essenza della vita, donarsi, quindi, con la propria opera e renderla visibile a favore dell’universo.
D. Sogno nel cassetto?
R. Organizzare una mostra antologica, di tutte le mie opere, di tutti i miei
disegni, schizzi, scritti, massime e pensieri.
D. Progetti futuri?
R. E’ in fase preparatoria una mia monografia artistica.
Volendo potete visitare il mio blog http://wwwmartartpittura.blogspot.com