lunedì 14 gennaio 2008

Alessandro Berselli, uno scrittore esimio


Intervista esclusiva realizzata il 14 Gennaio 2008 da Ilaria Solazzo ad Alessandro Berselli per `castzine´.

Alessandro Berselli, è un uomo bolognese di 43 anni, nato sotto il segno del sagittario.
Autore del romanzo "Io non sono come voi" pubblicato nel 2007 da Pendragon, ha scritto due libri, sei racconti e tre sono in uscita.

D. Negli anni in cui lei si è formato culturalmente quali libri circolavano?
R. Alcune cose venivano dalla scuola, i classici del novecento per esempio, Kafka, Mann, Joyce, altri invece facevano parte della mia curiosità di lettore che si muoveva in modo autonomo nelle librerie.
E così sono arrivati i minimalisti americani, Breat Easton Ellis su tutti, (AMERICAN PSYCHO) ma soprattutto i racconti , Stephen King, Bukowski, parecchia roba della controcultura.
Sono stato un lettore disordinato, ho letto molto, ma senza nessuna linea guida.
Prendevo quello che mi interessava.
D. Quando ha cominciato la sua attività di scrittore?
R. Potrei dire che scrivo da sempre.
Prima procedendo per tentativi, poi in modo più organizzato con l'approdo al ‘NOIR’ nel 2003. Avevo scoperto quella che io chiamo ‘La follia del quotidiano’, il fatto che i delitti più efferati venissero maturati in situazioni apparentemente tranquille, pensa a Cogne, o a Garlasco, e volevo che la mia narrativa parlasse di queste cose.
Di gente che a un certo punto decide che non ci sta più nella propria quotidianità, e quindi inizia ad uccidere.
D. La riscoperta delle nostre radici culturali, delle nostre tradizioni sono importanti per lei?
R. Sicuramente sì, anche se come ti ho detto credo che la formazione di un lettore dovrebbe passare attraverso canali diversi da quelli tradizionali in qualche modo imposti dalla scuole.
Esistono letterature di cui la cultura ufficiale non si occupa, lo stesso NOIR è considerato un genere di serie B.
Bisognerebbe imparare a sdoganare la letteratura di genere: in Francia nessuno considererebbe Simenon un minore in quanto noirista.
D. Secondo lei, uno scrittore dilettante fa bene a rincorrere le sirene dei concorsi letterari online?
R. In alcuni casi sì, ma con criterio. Ce ne sono alcuni seri, altri molto meno.
Il mio primo editore ARPANet organizza concorsi semestrali che sono davvero un'ottima occasione per gli esordienti.
Anche il rifugio dell'esordiente, un sito a disposizione per chi decide di cimentarsi con la scrittura, fornisce parecchie indicazioni su come districarsi nell'universo dei concorsi letterari.
D. Crede nella validità dei cosiddetti "manuali" o "prontuari" di scrittura?
R. Camilleri dice che si impara a scrivere andando a "bottega da uno scrittore", dove per andare a bottega si intende leggere e praticare un determinato scrittore.
Parafrasando, si apprende a scrivere leggendo molto e scrivendo molto: poi è chiaro che ben vengano anche manuali e corsi di scrittura creativa, l'importante è approcciarsi alle cose senza presunzione, capire che da ogni situazione c'è qualcosa da imparare.
Anche Francesca Mazzucato una volta mi ha detto una cosa che mi ha colpito molto:
fino a quando riteniamo quello che leggiamo più importante di quello che scriviamo, abbiamo un rapporto sano con la nostra scrittura.
Umiltà: siamo tutti discepoli, nessuno è maestro.
D. Perché a suo avviso i lettori acquistano con interesse i suoi libri?
R. Scrittura semplice nella forma, ma complessa da un punto di vista emotivo.
Non scrivo NOIR convenzionali, a me interessa la testa dell'assassino.
Mi diverto a pensare come un criminale e ad analizzare la storia dal suo punto di vista.
Chi legge le mie storie aderisce alla causa della voce narrante, si cala in un personaggio diverso da quello che lui è.
La stessa cosa che faccio io mentre le scrivo.
E' un gioco di ruolo in cui diventiamo tutti ‘I cattivi’.
D. Ritiene che internet sia un valido mezzo per gli scrittori emergenti per mettersi in luce?
R. Certamente, anche se chi scrive ambisce sempre alla carta, ad arrivare a vedere i suoi racconti nelle librerie.
Internet è un buon strumento di supporto per promozionarsi, per acquistare visibilità.
Ci sono diverse occasioni per avere degli spazi che consentono di farci conoscere, ed è giusto, avendo questa opportunità, sfruttarli nel modo giusto.
Personalmente adoro internet.
D. Come ha fatto ad imporsi alle grandi case editrici?
R. Con pazienza e costanza.
Non ci si impone mai alle case editrice, è un lavoro lungo di contatti e anche di fortuna, non lo nascondo.
Le case editrici non hanno tempo di leggere tutto il materiale che ricevono, quindi riuscire a farsi notare è spesso un complicato e snervante gioco di relazioni.
D. Ci sono degli scrittori insieme ai quali lei discute di quello che scrive e soprattutto delle urgenze letterarie e non che ne sono all’origine?
R. A Bologna abbiamo la fortuna di avere un’ associazione scrittori presieduta da Carlo Lucarelli che ci consente di relazionarci tra noiristi e non solo, piccoli con i grandi, gente che scrive per hobby con chi la scrittura la pratica per lavoro.
Anche questi sono modi per andare a bottega dagli scrittori: più ci si confronta, più si affina la propria arte.
D. È difficoltoso trovare l’incipit e l’ispirazione giusta che dia vita ad un nuovo progetto letterario?
R. Di solito un'idea arriva in modo inaspettato. Mentre guidi, mentre fai la spesa.
Una volta scrissi un racconto che si chiamava ‘Il bidello’, perchè trovandomi in una scuola c'era uno in portineria che mi guardava in modo strano.
Lo immaginai un bidello serial killer che seguiva le studentesse per ucciderle.
Le idee sono così, ti colpiscono senza preavviso: uno le tiene lì, e se non riesce a liberarsene vuol dire che sono delle buone idee. Idee su cui vale la pena scriverci.
D. Qual è il libro che tiene sul comodino in questo periodo?
R. 'Il nome del porco' di Tusset e delle monografie di registi.
Più un manuale di scrittura: ‘Come scrivere un giallo’ di Patricia Highsmith.
D. Quali sono i temi più importanti delle sue storie?
R. Follia del quotidiano, la normalità come dimensione che tutti cerchiamo, ma dalla quale poi finiamo soffocati, i rapporti interpersonali, la difficoltà di adattarsi alle regole.
D. I suoi personaggi fanno uso della razionalità per confrontarsi con l’universo?
R. I miei personaggi sono poco razionali, sono emotivi, istintivi, pensano molto, ma mai alle cose giuste.
Sono degli sconfitti, persone che vivono la vita senza un giusto criterio. Disadattati, borderline. Gente che non ha capito come si sta al mondo e si comporta di conseguenza.
D. Progetti futuri?
R. Scritture, chiaramente. Un terzo libro già a buon punto, una sceneggiatura cinematografica a cui sto lavorando con Marco Limberti il regista di Love Bugs, e qualcosa su come insegnare ai ragazzi delle scuole ad amare la letteratura in ogni sua forma.

domenica 13 gennaio 2008

Maria Cuono, una poetessa dall'animo sensibile




Intervista esclusiva realizzata il 13 Gennaio 2008 da Ilaria Solazzo a Maria Cuono per ‘castzine’.

Maria Cuono ha sostenuto nel 2004 il corso di formazione professionale in:
“Esperta in tecnologie e produzioni audiosivive’ svolto presso il Seminario Diocesano di Vallo Della Lucania in Campania.
Oltre ad essere una caparbia scrittrice è anche una poetessa dall'animo sensibile.

D. A che età si è avvicinata all’arte della versificazione?
R. Ho cominciato sin da piccola a scrivere poesie.
Avevo 10 anni quando già mettevo su carta tutto ciò che mi passava per la mente.
Alle scuole elementari presi una cotta per un mio compagno di classe,
che scelsi come mio compagno di banco. Si chiamava Corrado.
Una delle mie prime poesie la dedicai a lui.
Come s'intitolava la mia poesia? Corrado.
Da qui ne scrissi altre: 'Nostalgia', 'Cose Sublimi'...ecc.
Mio padre era un grande poeta, è da lui che ho ereditato la passione per la poesia e per tutto ciò che è arte.
D. L’opera in versi è un linguaggio soggetto a vari livelli di lettura, di sobillazioni versatili, di una forza eloquente condensata:
io credo che il valore dei vocaboli e dei battiti, una edificazione sintattica precisa, siano fattori determinanti se uniti all'espressione di un messaggio che non sia pretto uso di stile o secondaria appendice vocale a una prestazione - a fare di un dattiloscritto una poesia. Lei cosa ne pensa?
R. E' giusto quello che tu dici.
La poesia vuol trasmettere anche e soprattutto un messaggio.
Ci sono tantissimi temi trattati da noi poeti: dalla violenza alle donne,
ai maltrattamenti sui bambini, all'infanzia negata, alle continue ed inutili guerre e quanto altro, ma si scrive anche di amicizia e di amore.
E' bello manifestare i propri sentimenti attraverso la poesia trasmettendo un messaggio a chi di dovere.
Se si pensa alle continue sofferenze di famiglie povere che non sanno in che modo sfamare i propri figli, ce n'è da mettere su carta, credimi!
Mi viene da pensare anche ai miei amici napoletani che stanno vivendo momenti di angoscia e di grande preoccupazione.
Come vedi il problema della spazzatura è un altro tema da affrontare attraverso la poesia!
Chissà che non ci abbia già pensato qualcuno.
La poesia deve essere alla portata di tutti, perchè tra i lettori ci sono anche bambini e persone poco acculturate.
Il mio consiglio è di non usare parole molto difficili, altrimenti il messaggio potrebbe essere mal recepito.
E' dunque questo il mio punto di vista.
D. Com’è il suo rapporto con gli autori del passato?
R. Ahimè, non ho un buon rapporto con la tradizione.
A scuola odiavo la ‘Divina Commedia’ di Dante Alighieri.
Gli insegnanti non mi sono mai stati di grande aiuto, perchè non mi hanno portata ad amarla.
Non sono mai riuscita a decifrarne una parola, lo confesso!
Forse anche gli insegnanti non ci capivano un 'accidenti'.
A questo punto una domanda nasce spontanea: come avrà fatto il grande Roberto Benigni ad imparare tutta la ‘Divina Commedia’ a memoria?
Benigni, si, che è un grande Maestro! Tutti dovremmo prendere esempio da lui.
D.Quali sono i libri che l'hanno in qualche modo ‘plasmata’?
R.Sono tantissime le opere da me lette che mi hanno formata nel corso dei miei studi universitari: ‘Il Principe’ del Machiavelli,‘La Locandiera’ del Goldoni,
‘I Promessi Sposi’ del Manzoni, ‘Il Fu Mattia Pascal’ di Pirandello e tantissime altre.
D. Fra gli scrittori attuali, a quali si sente più vicina?
R. Non per essere presuntuosa, ma tra gli autori contemporanei preferisco il poeta Carmelo Cuono, mio padre, che era una persona molto sensibile e molto nota a livello nazionale.
Ha partecipato a diversi concorsi di poesia ottenendo premi e consensi dalla critica.
Tre le opere edite di Carmelo Cuono: ‘Il treno del sud’,‘Secondo Incontro’ e
‘Il trifoglio’.
Mio padre è morto il 3 marzo del 1997, lasciando un vuoto incolmabile a quanti lo amavano e lo avevano conosciuto ed ammirato attraverso le sue opere.
Ti confesso che tuttora arrivano a casa nostra centinaia e centinaia di inviti, indirizzati a mio padre, a partecipare a premi di poesia e narrativa.
D. Trova ci siano cantori stimolanti nel 2008? Può dirci chi sono e perché?
R. Credo che ci siano tantissimi giovani poeti, ma sinceramente in questo momento non mi viene in mente nessuno.
Bhè, adesso che ci penso forse una persona ci sarebbe.
Ha più o meno la mia età.
E' una brava giornalista, autrice e conduttrice televisiva.
Il suo nome è Maria Pia Morra ed è una persona a me molto cara.
Colgo l'occasione per salutarla affettuosamente.
Chissà chi starà intervistando a quest'ora?
Ti assicuro che Maria Pia è una donna umana, religiosa e con una profondità d'animo da far "accapponare la pelle"!
I suoi successi televisivi su Sky 878 DenaroTV continuano sempre più.
Insomma, che dire....Maria Pia è anche una grande poetessa, oltre ad essere una delle mie più care amiche.
A lei auguro ogni bene.
D. Come definirebbe la sua poetica e quali traguardi le stanno particolarmente a cuore in quanto poetessa?
R. Non mi sono mai definita una grande poetessa.
Ho scritto di tutto usando un linguaggio semplice e lineare, alla portata di tutti.
Non ho grandi progetti in merito.
Ma sono talmente tante le cose che vorrei fare nel settore giornalistico che fra l'altro mi appartiene. Praticamente "ci sguazzo dentro".
E' solo un modo simpatico per dire che sono una brava giornalista!
Purtroppo non mi sono ancora trovata al posto giusto al momento giusto.
Si dice così no?
D. Ci può riportare una sua poesia, magari quella a cui è più legata, motivandocela.
R. Nel 2001 conobbi un ragazzo, un vero artista!
Fu davvero un colpo di fulmine.
Si, era proprio quella sera, di domenica.
Eravamo seduti al tavolino ed all'improvviso i nostri sguardi s'incrociarono e poi nacque anche l'amore!
Peccato che tutto durò solo un anno.
Preferirei non sbilanciarmi molto su questa storia finita male, ma una cosa è certa:
avevo ritrovato un amore che non provavo da tempo.
La poesia che riporto si intitola: ‘Un amore ritrovato’.

Al mio più
grande amore.
Un amore ritrovato.
Un amore ritrovato,
un amore sognato.
Era una domenica sera,
e l'ho incontrato.
Incantata al suo fascino,
alla sua passione per l'arte.
Un vero artista,
un angelo smarrito
bisognoso di tanto affetto,
ma soprattutto di confidarsi
con chi é al suo fianco
e lo sarà per sempre,
per tutta la vita.
Ero lì quella sera,
seduta a tavolino
in sua compagnia
ad ascoltare le sue parole.
La sua sensibilità,
la sua umiltà,
la sua voce dolce
hanno fatto nascere nel mio cuor
emozioni forti,
passioni ardenti,
mai provate fin d'ora.
Ho ritrovato un amore
che aspettavo da tempo.

D. Cosa si aspetta da questo nuovo anno?
R. Che mi porti fortuna. Spero che presto mi contatti un menager che mi faccia lavorare sul vero senso della parola, magari in TV.

sabato 12 gennaio 2008

Gianluca Monteforte, il capitano della comicità




Intervista esclusiva realizzata il 12 Gennaio 2007 da Ilaria Solazzo a Gianluca Monteforte per ‘castzine’.

Da piccolo il sogno di Gianluca Monteforte era diventare miliardario, ma poiché era obiettivamente irrealizzabile, ha cominciato ad appassionarsi alla vis comica.
Teatrante burlesco nel tempo libero ama viaggiare, guardare film e navigare in internet.

D. Come definirebbe il suo modo di far ridere?
R. Parzialmente improvvisato, disordinato, ma diretto e senza sconti di fine stagione.
D. Cos’è per lei l’umorismo?
R. Una delle tante sfaccettature dell’umorismo è lo smontare i falsi avvenimenti per mettere a nudo la verità con la necessaria vena ironica.
D. Da cosa nasce la sua comicità?
R. La mia vena comica nasce dal sangue umoristico.
La mia vena è ‘aorta’…anzi a ORTE vicino Roma.
D. A quali modelli di comicità si ispira?
R. Primo fra tutti a Massimo Troisi per la sua semplicità nel raccontare , ma poi vi è Vincenzo Salemme per la sua genialità , Roberto Benigni per la sua poesia dantesca ed infine Franco Franchi e Ciccio Ingrassia per la loro sana risata di pancia.
Senza dimenticare il grande Gigi Proietti per il suo istrionismo.
Fiorello ed Enrico Montesano li adoro per il loro talento ciarliero.
,D. Perché a suo parere, sempre più spesso, vengono richiesti dei comici per intervenire in occasione di incontri, feste ed eventi?
R. Se penso alle conferenze in cui si parla per tre ore di fila affermo che i comici a quel punto diventano un modo per rompere la monotonia e per allentare le tensioni.
D. Patch Adams è un film del 1998 prodotto negli USA liberamente tratto dall'autobiografia di Hunter Adams che narra di un personaggio controcorrente che introduce la risoterapia nei primi anni '70.
Da questo film si è iniziata a diffondere la cultura del sorriso anche in Italia; lei ha mai pensato di collaborare con delle associazioni di volontariato per regalare un sorriso a chi sta male?
R. Certo che si! Donare un sorriso, un abbraccio o una carezza, senza pretenderla, non costa nulla e…anche se costasse qualcosa diventerei povero per spendere ricchezza a favore di un sorriso.
D. Beppe Grillo, sta portando avanti varie battaglie, tra cui anche quella contro il precariato.
Che idea si è fatto in merito?
R. La parola pre –cariato secondo me sta già per ‘cariato dall’inizio’.
Se non si curerà in tempo saranno dolori.
D. Ci racconti una barzelletta che ci distolga dalle tragedie quotidiane?
R. Potrei fare una battuta al volo, ma non so giocare a pallavolo…Scherzo!
Un tizio vince 6 milioni di euro alla lotteria.
Corre a casa e dice dalla moglie dicendo: ‘Cara ho vinto 6 milioni di euro alla lotteria, prepara le valigie.
Lei chiede al marito: ‘Caro cosa ci metto dentro? Le robe invernali o estive?’.
Il marito prontamente risponde alla moglie: ‘Metti quello che vuoi basta che ti levi in fretta dalle scatole’.
D. Se potesse fare uno stage chi vorrebbe come suo maestro tra Claudio Bisio, Giorgio Panariello e Teo Teocoli?
R. Francamente tutti e tre.
Teo Teocoli come maestro di trasformismo facciale, Giorgio Panariello come maestro di trasformismo vocale e Claudio Bisio come maestro di vita attoriale.
D. Cosa farà nei prossimi mesi?
R. Cercherò di interpretare famosi sketch che hanno fatto ridere il pubblico.

lunedì 7 gennaio 2008

Elio Di Nunzio, un poeta dal suono silenzioso.





Titolo: “Elio Di Nunzio, un poeta dal suono silenzioso”.

Intervista esclusiva realizzata il 7 Gennaio 2008 da Ilaria Solazzo ad Elio di Nunzio per ‘castzine’.

Elio Di Nunzio, nato il 13 settembre del 1975 è un giovane poeta pugliese nato sotto il segno della vergine.
Parla inglese e francese, nel campo dell’informatica sa usare il pacchetto office, LOTUS 123 e naturalmente INTERNET.
Ha partecipato ha tanti eventi culturali tra i quali vi sono l’antologia poetica “La parola sensuale” e “La poesia nel cassetto”.
Diplomatosi nel 1994 come perito tecnico commerciale ad indirizzo giuridico economico aziendale, ha conseguito l’E.C.D.L. ed attualmente studia scienze della comunicazione presso la facoltà di lettere e filosofia di Lecce.

D. Da quanto tempo si occupa di poesia?
R. Da che ricordo ho sempre pensato di fare poesia.
Avevo 6 anni è già accadeva.
Dico ‘pensato’ per un ottimo motivo: poesia vuol dire tutto o forse niente.
Sembrerà un’idiozia, ma la poesia è una forma d’arte molto particolare che gioca esclusivamente sulle emozioni…e le emozioni fanno parte dell’individuo, aldilà di tecniche e rime.
Si nasce poeti, come si nasce passionali, innamorati dell’amore, paghi per arte e forme.
D. In quali momenti si sente ispirato?
R. Sono ispirato dalla musica, da un fiore, da una donna o da un cerbiatto, da una carezza o da un bacio, perché tutto può essere ispirazione, che sia triste o mera allegria!
Mi fermo e scrivo…
D. Chi è il suo poeta preferito?
R. Non ho un poeta preferito, ma sono innamorato dei classici.
D. C’è un libro di poesie a cui è particolarmente legato?
R. I canti di Leopardi hanno segnato la mia crescita, la mia maturità emozionale più che professionale.
D. Le sue opere su quali tematiche vertono?
R. Sono abituato a fare poesia in ogni dove.
Mi piace parlare d’amore, d’amicizia e di emozioni.
D. Ha mai pensato di scrivere un libro?
R. Attendo la pubblicazione di una mia raccolta di poesie e di un romanzo che ho scritto in questi anni.
D. Le sue poesie d’amore a chi sono dedicate?
R. Le mie poesie sono dedicate alla gente a cui tengo, ai paesaggi da cui rimango affascinato, alla vita che amo e alla mia donna.
D. Da chi ha ereditato la passione per la scrittura?
R. La mia famiglia è intrisa d’arte, di emozioni e d’amore, perciò è stato semplice per me apprendere.
D. Come si intitola la sua raccolta poetica?
R. Intrepidum iter, (è un viaggio audace).
D. Nel tempo libero cosa fa?
R. Mi interesso per tutto ciò che è ‘interessante’, dal motociclismo all’automobilismo, dal cinema al teatro, attività informatiche e fai da te.
D. Progetti futuri?
R. Proverò a realizzare ogni mio sogno ed a realizzare me stesso in tutte quelle che sono le mie aspirazioni professionali.

mercoledì 2 gennaio 2008

Raffaele Tizzano, sognando un programma tutto suo





Intervista esclusiva realizzata il 2 Gennaio 2008 da Ilaria Solazzo a Raffaele Tizzano per ‘castzine’.

Raffaele si definisce istintivo, sincero e disponibile con chi merita;apprezza la gente umile, ma odia le persone arroganti.
E’ alto, snello, amabile e lusinghevole.
Ha partecipato come ballerino alla trasmissione “TEMPI MODERNI” condotta da Daria Bignardi.
Ha seguito corsi avanzati di " Modern Jazz" con l'insegnante Ferdinando Arenella, presso il ‘LICEUM’ di Napoli, diretto da Mara Fusco.
E’stato uno degli alunni più sexy della trasmissione ‘Amici’ di Maria De Filippi.
Conduttore del programma radiofonico domenicale “Pronto Raffaele”, in onda su RADIO OMEGA SOUND.
Nel 2007 è stato il protagonista del musical “Nell'isola della felicità - Tra angeli e diavoli” e di ‘Gian Burrasca’ in scena nei più importanti teatri italiani.

D. Il tuo bisogno primario?
R. Studiare per apprendere quanto più è possibile dai maestri con cui studio canto, ballo e recitazione.
D. Cosa non ti piace di te?
R. La mia impulsività ed istintività.
Ho imparato da Maria De Filippi ad essere diplomatico.
Durante i miei studi nella scuola di ‘Amici’ spesso sono passato dalla ragione al torto, perché mancavo di tatto.
Ora mando lo stesso a quel paese chi lo merita, ma lo faccio con charme; elogio con vezzeggiativi solo chi davvero apprezzo.
D. La diplomazia nel mondo dello spettacolo è indispensabile usarla?
R. Si, perché senza di essa non si va lontano.
Mi trovo quotidianamente a dover ‘vivere’ con uomini e donne che non la pensano come me.
D. Qual era la tua aspirazione il giorno in cui ti presentasti ai provini di ‘Amici’?
R. Volevo diventare un ballerino professionista.
D. Perché dici volevo, hai cambiato idea?
R. La mia determinazione mi ‘spinge’ a voler fare lo showman.
In Italia l’unico che può ritenersi tale, a mio avviso, è Fiorello.
D. Fiorello è il tuo idolo?
R. No, ma è un persona che trovo geniale.
D. Anche tu come lui vuoi puntare sulla comicità?
R. No, io voglio focalizzare il mio impegno principalmente sulla conduzione.
D. Un conduttore che requisiti deve avere per essere ritenuto valido?
R. Deve essere neutrale, colto e preparato a fronteggiare ogni imprevisto.
D. Come ti immagini tra 20anni?
R. Tra 20 anni ho una visione bella di me ed una brutta.
Mi vedo realizzato nello spettacolo, ma solo e triste nel privato.
D. Cosa stai studiando attualmente?
R. Sto studiando duramente per diventare un autore televisivo.
D. Qual è il tuo compito nei confronti dei tuoi sostenitori?
R. Dare speranza a chi sogna un futuro migliore.
D. Sei egoista o altruista?
R. Sono generoso, penso poco a me e molto agli altri.
La maggior parte dei miei ex compagni di ‘Amici’ fingono di essere buoni, ma non lo sono, indossano una maschera che non corrisponde alla loro natura originaria, proprio come tanti cittadini che fingono di essere quello che non sono o di avere quello che non hanno.
D. E’ invidioso dei suoi colleghi?
R. No, perché io credo che ognuno dovrebbe pensare a sé stesso.
Ho avuto durante il mio cammino compagni che mi hanno ostacolato per invidia e gelosia e francamente non trovo sia un comportamento esemplare.
Bisogna poter camminare a testa alta senza offuscare gli altri per arrivare a realizzare i propri sogni.
Io devo diventare famoso per la mia luce e non perché raccomandato da qualcuno.
Voglio vivere senza danneggiare l’operato dei miei simili.
D. Progetti futuri?
R. Sarò ancora nel cast di ‘Gian Burrasca’, ma ho anche due importanti progetti da coronare, uno è per Mediaset e l’altro per SKY.